Matthijs De Ligt, 22 anni, e Giorgio Chiellini, 37: allievo e maestro per una Juve che va
Matthijs De Ligt, 22 anni, e Giorgio Chiellini, 37: allievo e maestro per una Juve che va
di Paolo Grilli Il primo bilancio a novembre. Quando Allegri, prima della gara col Milan di due settimane fa, invitava tutti ad aspettare per dichiarare già il fallimento della sua Juve, sembrava solo voler allontanare la scure di un giudizio doloroso e inevitabile. Oggi quelle parole appaiono in tutt’altra luce. La Signora è viva. Anche se diversa da quella che ebbe Max nel quinquennio d’oro: più giovane, meno scafata ma forse non meno talentuosa sommando il valore di una rosa...

di Paolo Grilli

Il primo bilancio a novembre. Quando Allegri, prima della gara col Milan di due settimane fa, invitava tutti ad aspettare per dichiarare già il fallimento della sua Juve, sembrava solo voler allontanare la scure di un giudizio doloroso e inevitabile. Oggi quelle parole appaiono in tutt’altra luce. La Signora è viva. Anche se diversa da quella che ebbe Max nel quinquennio d’oro: più giovane, meno scafata ma forse non meno talentuosa sommando il valore di una rosa che resta di gran lusso.

In Champions il percorso è stato netto, con la perla della vittoria sui campioni d’Europa; in campionato, dopo l’inizio disastroso – Max dixit – la vetta resta molto lontanissima, a 10 punti. Ma la sensazione è che i bianconeri abbiano preso la scia delle migliori, ferocemente pronti a risalire la china approfittando dei passi falsi altrui.

Dopo la sosta per la Nazionale, Max ritroverà quasi in un colpo solo Dybala, Morata, Arthur e Ramsey, dopo aver messo nel motore anche Kaio Jorge. C’è bisogno di tutti loro, perché il tour de force fino al 6 novembre, ovvero prima della prossima sosta, prevede nell’ordine le gare con Roma, Zenit e Inter fuori, Sassuolo, Verona in trasferta, ancora lo Zenit e la Fiorentina.

Sospendendo le sentenze sulla Signora fino a metà autunno, si può però già celebrare un suo campione eterno, che col Torino ha dato un’ulteriore prova di classe: Giorgio Chiellini. A 37 anni sabato si è preso la squadra sulle spalle schermando ogni idea di gioco granata. Rincorse, tackle, stacchi di testa eroici: tutto il repertorio a sua disposizione per scacciare ogni pericolo dalla porta di Szczesny. Con De Ligt l’intesa è stata massima, così come lo era stata quella dell’olandese con Bonucci per neutralizzare Lukaku in Champions mercoledì. I tre centrali della Juve sembrano sempre più i pilastri della ricostruzione lampo dopo le amnesie di squadra di inizio stagione.

E lo stesso De Ligt sembra aver fatto un cambio di passo grazie alle due bandiere bianconere. Si rimane abbagliati dalle prodezze di Chiesa e Locatelli (ieri ha ricevuto il sì della sua Thessa, si sposeranno), certo, ma poi si scopre che la Signora sabato ha cambiato volto con l’ingresso di Cuadrado, altro campione infinito giunto alla sua settima stagione in bianconero. Ecco perché quella della Juve è una rivoluzione solo apparente, con la gioiosa sfrontatezza dei volti nuovi elevata dalla saggezza dei fedelissimi di Max.