Matteo Pessina, 24 anni, abbracciato da Manuel Locatelli (23) autore dei 2 gol alla Svizzera ma ieri in panchina: i due sono tra i volti-simbolo di questa Italia
Matteo Pessina, 24 anni, abbracciato da Manuel Locatelli (23) autore dei 2 gol alla Svizzera ma ieri in panchina: i due sono tra i volti-simbolo di questa Italia
di Paolo Franci Il 27esimo uomo ha la faccia del bravo ragazzo da college americano. Uno di quelli che le figlie non vedono l’ora di presentare alle mamme. Il 27esimo uomo, ieri, aveva un sorriso che si è fermato solo perchè ci sono le orecchie, sennò avrebbe fatto il giro chissà quante volte. Il 27esimo uomo - anzi ragazzo perchè sempre di un classe ‘97 parliamo – non doveva neanche essere qui. Alla vigilia di Euro2020 era entrato e uscito dai listoni azzurri, pur considerato una gemma sui cui lavorare dal ct, tenuto in caldo a Coverciano in attesa di sapere come avrebbero reagito i muscoli malandrini di Verratti e Sensi. Sì, con una lista da 26 giocatori, Pessina era l’intruso, la riserva, quello che nella vita di tutti i giorni per una partitella: "se ci manca uno...

di Paolo Franci

Il 27esimo uomo ha la faccia del bravo ragazzo da college americano. Uno di quelli che le figlie non vedono l’ora di presentare alle mamme. Il 27esimo uomo, ieri, aveva un sorriso che si è fermato solo perchè ci sono le orecchie, sennò avrebbe fatto il giro chissà quante volte. Il 27esimo uomo - anzi ragazzo perchè sempre di un classe ‘97 parliamo – non doveva neanche essere qui. Alla vigilia di Euro2020 era entrato e uscito dai listoni azzurri, pur considerato una gemma sui cui lavorare dal ct, tenuto in caldo a Coverciano in attesa di sapere come avrebbero reagito i muscoli malandrini di Verratti e Sensi.

Sì, con una lista da 26 giocatori, Pessina era l’intruso, la riserva, quello che nella vita di tutti i giorni per una partitella: "se ci manca uno ti chiamiamo...". Ecco, Mancini voleva e doveva capire se il ‘parigino’ o lo sfortunatissimo Sensi ce l’avrebbero fatta. Nei lunghi giorni da ‘contratto a termine’ - si direbbe nella vita di tutti i giorni, dove il precariato è ormai posto fisso, si perdoni il paradosso – Matteo ha lavorato sodo, fatto gruppo, aperto quel sorriso che pare un mondo di gioia, senza aspettarsi nulla ma godendosi il momento e riempiendo le giornate di attimi fuggenti. Alla fine, con la mesta alzata di mano di Sensi Matteo è salito a bordo. S’è preso una manciata di minuti contro Turchia e Svizzera e poi, ieri, s’è preso la scena. Tutta la scena, con quella carezza al pallone che è diventata Paradiso. Si diceva che con il suo gioco dinamico e verticale non fosse adatto al Mancio. E invece.

Matteo Pessina sembrava uno di quei progetti incompiuti come se ne vedono tanti. Uno di quelli di cui parlano tutti nelle giovanili e poi però non mantengono quel che hanno promesso. A Bergamo, due anni fa, briciole di partite. Poi il prestito al Verona di Juric e l’esplosione. Da lì in poi, tutto è andato velocissimo, fino all’apoteosi di ieri, le centinaia di messaggi su whatsapp e un altro motivo per tenere la testa sulle spalle. Perchè Matteo è tutto quello che non sembra. Tatuaggi? Zero. Drago alla Playstation? No, ci ha giocato poco e da piccolo perchè "quando perdevo mi arrabbiavo troppo e allora l’ho mollata", ha raccontato tempo fa. Discoteche e modelle? Ma va, più facile incontrarlo alla Scala di Milano mentre fende l’aria con gli indici a mo’ di direttore d’orchestra mentre si gode ‘Lo Schiaccianoci’. Eh sì, perchè Matteo ha una sfrenata passione per la danza, una passione che gli ha trasmesso sua sorella Carlotta, che adora. Eppoi, tra Cannavacciuolo e Bruno Barbieri, l’amore per la cucina, con una specialità che per i suoi amici va anche oltre i gol, il risotto.

L’avrete capito no? Matteo Pessina è l’ultimo anti-calciatore che fa il calciatore. E di suoi colleghi che hanno studiato all’Università mentre giocavano se ne conoscono, ma uno iscritto alla prestigiosa Luiss di Roma non capita tutti i giorni: facoltà di Economia, perchè poi bisogna imparare a gestire e gestirsi, quando il calcio sarà il passato. Per restare in sintonia con il suo essere ‘anti’ Pessina non corre dietro ai motti di Rambo, Rocky, Coelho o Al Pacino in ‘Ogni maledetta domenica’. No, no, lui adora il latino e la sua frase-mantra è "Gutta cavat lapidem" e cioè la goccia scava la roccia. Il che la dice lunga sulla determinazione dell’ultimo crac del Mancio. Senza dimenticare che Pessina è colui che ha fatto dimenticare in fretta, alla corte del Gasp, il Papu Gomez, una specie di divinità alle latitudini bergamasche. Matteo è crescito nel Monza, nel 2015 si è svincolato per il fallimejto del club ed è stato tesserato dal Milan, che però non ci ha mai creduto, prestandolo a Lecce, Catania e Como. Poi, la cessione all’Atalanta nell’affare Conti. Certo, ci sarà chi si mangia le mani al Milan, perchè passando per Juric e Gasp e arrivando al Mancio, il ragazzo che ama il latino ha toccato il cielo col destro mettendola nell’angolo più lontano.