Fra il ct francese Voeckler, salito in ammiraglia lo scorso anno, e quello italiano Davide Cassani, che dall’ammiraglia scende dopo otto anni, la differenza è semplice: uno ha Alaphilippe, l’altro no. Non ha nemmeno fortuna il tecnico azzurro, che fra le cadute di Trentin e Ballerini e le forature di Ulissi e Moscon vede la sua Nazionale smarrire un po’ la bussola, prima di ritrovarla nel finale. Non basta per chiudere bene un’avventura azzurra nella quale il tecnico romagnolo...

Fra il ct francese Voeckler, salito in ammiraglia lo scorso anno, e quello italiano Davide Cassani, che dall’ammiraglia scende dopo otto anni, la differenza è semplice: uno ha Alaphilippe, l’altro no. Non ha nemmeno fortuna il tecnico azzurro, che fra le cadute di Trentin e Ballerini e le forature di Ulissi e Moscon vede la sua Nazionale smarrire un po’ la bussola, prima di ritrovarla nel finale. Non basta per chiudere bene un’avventura azzurra nella quale il tecnico romagnolo ha raccolto un argento iridato due anni fa, quattro europei in fila con altrettanti uomini dal 2018 in qua, l’oro olimpico del quartetto a Tokyo e i quattro titoli di Ganna nella pista, forse meno rispetto al tanto che ha seminato, abbastanza per un ciclismo che nelle ultime tre stagioni ha vinto soltanto una classica vera.

"Giornata di emozioni, ma anche sfortunata: devo dire grazie ai ragazzi per ciò che sono riusciti a fare, nel finale avevamo tre uomini come Belgio e Francia, ma l’assenza di Trentin e Ballerini si è fatta sentire", racconta Cassani, aggiungendo che quando la gara si è decisa Colbrelli ha tergiversato un attimo ("Ci hanno messo in mezzo, non puoi seguire tutti", spiega il campione europeo), ma chiarendo subito una cosa: "Alaphilippe oggi è stato incredibile, mi ha ricordato il Bettini dei giorni migliori, capace di scattare tre, quattro volte e stroncare la resistenza degli avversari".

Si inchina al vincitore ("Oggi ha vinto il più forte di tutti"), si gode una giornata da pelle d’oca ("Nizzolo alla fine mi ha ringraziato per averlo portato qui e avergli fatto provare un’emozione enorme, perché tanta gente così non l’aveva mai vista"), aggiunge questo mondiale a quelli chiusi senza rimpianto ("senza le cadute potevamo essere in cinque nel finale, ma con i se e i ma non si fa la storia") e incassa i complimenti dei vertici federali ("Abbiamo corso bene, non siamo stati fortunati: resta un mondiale fantastico, chiuso al primo posto nel medagliere": dice il presidente Dagnoni). Poi, davanti ai titoli di coda che scorrono, Cassani aggiunge: "Fantastico chiudere otto anni da ct in questa cornice. Dico ancora grazie alla federazione, è stata un’esperienza straordinaria. Il futuro? Mercoledì parlo col presidente, dopo avrò le idee più chiare". Le ha già di sicuro e sembrano portare in un’altra direzione rispetto a quella del nuovo corso federale: così fosse, non ci sarebbe certo da stupirsi.

Angelo Costa