Giuseppe Tassi

Canta Morata e la Juve può concedersi un mezzo sorriso. Uno dei lungodegenti bianconeri si alza dalla panchina e ricorda al mondo che il ruolo di centravanti ha un peso specifico determinante anche nel calcio supertattico del Duemilaventi.

Lo Spezia, che aveva battuto il Milan con la sua strategia di soffocamento del gioco, mette alle corde i campioni finchè Pirlo non si decide a osare, a rettificare la squadra asfittica e inespressiva del primo tempo.

Bernardeschi rileva Frabotta con la furia fisica e creativa dei giorni belli e Morata finalizza come un vero centravanti sa fare.

Ma l’ingresso dello spagnolo, con Kulusevski riconsegnato al lavoro fi fascia, chiarisce una volta di più che la Juve e Sua Maestà Ronaldo hanno bisogno di un punto di riferimento avanzato, di un centravanti vero, capace di far salire la squadra, fidando sulla qualità dei suoi piedi nobili.

Ma per sognare la Grande Rimonta e un lungo cammino in Champions la Juve ha bisogno di ritrovare altri uomini fondamentali per la costruzione del gioco: il regista arretrato Bonucci, il metronomo Arthur e l’imprevedibile Cuadrado. Senza di loro, la manovra corre su binari prevedibili e con una pericolosa lentezza. Quella che inchioda la Juve del primo tempo a uno sterile palo di Ronaldo. E’ proprio dalla sua sontuosa panchina-ospedale che dipende il futuro dei campioni,