di Luca Talotta E finalmente scoccò l’ora di Mario. In quella Belgrado finita spesso nei libri di storia più per questioni extra sportive che altro, contro quella Stella Rossa che è stata figlia e massima interprete però di un’epopea calcistica, quella del biennio 199091, che la portò alla conquista di una Coppa del Campioni prima e di una Intercontinentale poi. Oggi i tempi sono cambiati ma il fascino della sfida tra il Milan e la formazione serba rimane intatto, anche se si tratta solo della gara d’andata dei sedicesimi di finale di Europa League. Scenario sublime, per un calciatore che cerca conferme e...

di Luca Talotta

E finalmente scoccò l’ora di Mario. In quella Belgrado finita spesso nei libri di storia più per questioni extra sportive che altro, contro quella Stella Rossa che è stata figlia e massima interprete però di un’epopea calcistica, quella del biennio 199091, che la portò alla conquista di una Coppa del Campioni prima e di una Intercontinentale poi. Oggi i tempi sono cambiati ma il fascino della sfida tra il Milan e la formazione serba rimane intatto, anche se si tratta solo della gara d’andata dei sedicesimi di finale di Europa League.

Scenario sublime, per un calciatore che cerca conferme e rivincite nei confronti di un calcio che forse l’ha dimenticato fin troppo velocemente. Perché il 34enne Mandzukic, stasera (calcio d’inizio alle ore 18.55), avrà la sua grande occasione, quella di poter partire per la prima volta da titolare con la maglia del Milan; lui che, arrivato nel mercato di gennaio dopo un anno poco felice in un paese caldo ed esotico come il Qatar famoso per tante cose fuorché l’agone calcistico, finora ha collezionato in totale solo 76’ di gioco, meno di una gara intera: 20 contro l’Atalanta, 17 contro il Bologna, 13 e 26 rispettivamente di fronte a Crotone e Spezia. Ma la sfida di stasera sarà utile a SuperMario (non ce ne voglia Balotelli, ma non ci risulta il marchio sia di sua proprietà) per dimostrare molte cose. In primis che nella rosa del Milan esiste una valida alternativa a Ibrahimovic, apparso finora l’unico centravanti degno di tale nome (troppo incostanti in quel ruolo sia Rebic, sia Leao); ma anche che quella maglia numero nove che ha deciso di fare sua non fa paura, che la maledizione del post Inzaghi è ormai acqua passata. Storia trita e ritrita di una macumba che, dopo il SuperPippo nazionale, ha visto solo clamorosi flop per chi l’ha indossata. Ma lui, Mandzukic, è uno che non ha timore. Nemmeno di fronte a maledizioni più o meno dichiarate, nemmeno se devi indossare una casacca appartenuta a mostri sacri della storia del Milan e non solo. L’approdo di Mandzukic, per ovvie ragioni, finora non ha dato frutti, ma la gara di stasera potrebbe essere davvero il primo tassello sul quale costruire una nuova storia.

E questo è quello che spera anche Pioli, che dopo il ko di La Spezia si augura che possa arrivare una prestazione convincente, magari con annesso risultato positivo, viatico ideale verso quel derby di domenica contro i cugini nerazzurri che potrebbe valere davvero una stagione intera. Motivo per il quale stasera si cambia: in campo ben sette uomini diversi rispetto all’ultima gara di campionato, a riprova che sì l’Europa League è importante, ma anche che questo Milan vuole essere protagonista soprattutto in campionato. Perché se sei stato primo per oltre 20 giornate e ti ritrovi ad una sola lunghezza dalla capolista, non puoi tirarti indietro. Anche se stasera sarà un po’ derby, visto che sulla panchina della Stella Rossa siede Stankovic: "Conosco bene il Milan, cercheremo di avere le nostre chance: spero di farli stancare per il derby". Ma il Milan cerca risposte, soprattutto dal nuovo Mandzukic.