Giuseppe Tassi

Il ritorno di Dio. Con l’abituale modestia Zlatan Ibrahimovic ha comunicato ufficialmente al mondo, via social, che tornerà a giocare nella nazionale svedese. Dopo cinque anni, con un colpo da Ibracadabra e un diplomatico incontro con il ct Andersson, il totem milanista indosserà di nuovo i colori gialloblù per le qualificazioni mondiali a Qatar 2022.

Era stato lui a rompere con la sua nazionale e con il vecchio ct, poco propenso a genuflettersi davanti all’ego di Zlatan. Ricorderete che non partecipò neppure alla storica eliminazione dell’Italia di Ventura dal Mundial 2018. Ora, Ibra è un grande personaggio del calcio, uno degli ultimi capaci di prendersi tutta la scena, dentro e fuori dal campo. La sua esibizione a Sanremo, silenzi alla Celentano compresi, è stata apprezzata anche da chi lo detesta. E quella corsa nella notte sulla moto del fan milanista lo ha reso perfino più umano. Ma adesso Zlatan deve fare i conti con la realtà, misurarsi con gli anni che passano, stabilire dei limiti alla propria parabola calcistica. Se Maldini, Totti, Del Piero e Buffon hanno detto no alla nazionale in età ben più verde della sua, significa che nella vita di un calciatore arriva il momento di calibrare gli impegni. Di evitare la sovraesposizione, sia essa mediatica o pedatoria. E’ l’esatto contrario di quanto sta facendo Ibrahimovic, che insegue passerelle e occasioni di gloria, con il Milan nella scomoda veste di ufficiale pagatore.

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