di Luca Talotta Zlatan Ibrahimovic e la sua irriverenza. Di certo non si può stare simpatici a tutti, ma fa strano notare come uno che si definisce un leone indomabile, alla fine, uccida un suo simile. L’accusa arriva dalla Svezia e farebbe riferimento ad un episodio datato addirittura 2011, dieci anni fa. Ma, si sa, voci e rumors si susseguono e nell’epoca dei social nessuno dimentica, anzi. Spesso tiene lì nel cassetto qualche...

di Luca Talotta

Zlatan Ibrahimovic e la sua irriverenza. Di certo non si può stare simpatici a tutti, ma fa strano notare come uno che si definisce un leone indomabile, alla fine, uccida un suo simile. L’accusa arriva dalla Svezia e farebbe riferimento ad un episodio datato addirittura 2011, dieci anni fa. Ma, si sa, voci e rumors si susseguono e nell’epoca dei social nessuno dimentica, anzi. Spesso tiene lì nel cassetto qualche foto da rispolverare all’occorrenza. Ed ecco dunque che il sito Expressen rilancia: Ibra avrebbe sparato a un leone in Sudafrica nel 2011, meno di un anno dopo aver ottenuto regolare licenza di caccia. A far arrabbiare ancora di più gli animalisti il fatto che Ibrahimovic avrebbe poi importato cranio, mascella e pelle in Svezia, per metterli in mostra nella sua residenza di Malmoe. Quanto ci sia di vero solo Ibrahimovic può saperlo. Lo stesso che, solo qualche giorno fa, aveva ammesso: "Puoi domare un leone, ma non puoi domare Zlatan". Lo stesso che, fra l’altro, ha un tatuaggio di un leone che ruggisce sulla schiena (ma ha senso uccidere un animale che ti sei tatuato sul corpo?). Certo, in Sudafrica la caccia al leone è legale ma questo non sembra reggere come alibi, nemmeno se ti chiami Ibrahimovic. Un gesto malsano come altrettanto malsana è la pratica di portarsi a casa la carcassa come trofeo di guerra (ma perché su 82 cacciatori svedesi solo Ibrahimovic ci è riuscito? Altro mistero…).

"A Zlatan Ibrahimovic piace definirsi un leone, feroce e forte, ma il suo piacere nell’uccidere leoni e altri animali dimostra che è un miserabile codardo che asseconda le sue tendenze violente - il duro sfogo di Peta, l’associazione svedese degli animalisti - non ci vuole abilità o forza per mettere all’angolo e sparare a un animale in cattività che non ha mai avuto la possibilità di scappare, reagire o sopravvivere. Chiunque abbia una coscienza rimarrebbe sconvolto". Per ora nessun commento è arrivato da parte di Ibrahimovic o del suo entourage; che forse di quella battuta di caccia ha immagini e ricordi sfuocati, così lontani nel tempo da sembrare di un’altra epoca. Ma, si sa, quando ti chiami Zlatan Ibrahimovic il tempo è sempre una costante relativa.