Italo Cucci

Dicono che Pirlo non è ancora sicuro di restare allenatore della Juve, non sarò quindi il solito voltagabbana che salta sul carro del vincitore se dirò che io lo confermerei. Sono solo un voltagabbana. Con spiegazione. Per farla facile dovrei usare la famigerata “scusa Biscardi” che il mitico presentatore del “Prociesso” usò quando, dopo avere pesantemente attaccato Bearzot prima del Mundial 82, ne tessè le lodi dicendo “con le mie critiche l’ho messo sulla giusta via”. No: delle mie critiche Pirlo non s’è forse neanche accorto, vista la tempesta che l’ha accompagnato per mesi. Quindi la spiegazione non la devo a lui, ma a voi, cari lettori. Ed è semplice: mi sono sentito in sintonia con lui quando ha cominciato a giocare per vincere. Che non è solo un atto di volontà ma una precisa ricerca di ciò che nel calcio produce la vittoria: la tattica giusta. La Juventus è tradizionalmente “italiana” anche se le sue glorie si chiamano Platini e Ronaldo. È “italiana” perché costruisce da sempre difese imperforabili - ieri con Zoff, Gentile, Cabrini e Scirea, l’altro ieri con Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini - per assistere adeguatamente - magari in contropiede - bomber dotatissimi; come ieri Higuain, oggi Dybala, Morata e Ronaldo.

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