di Paolo Grilli Viva il calcio, sedicimila volte. E’ il numero dei tifosi che ieri all’Olimpico hanno salutato il debutto degli azzurri all’Europeo. Pochissimi, per i canoni pre-Covid. Tantissimi, per l’inferno che tutti abbiamo passato e per il calore che hanno trasmesso a chi era in campo. Benedetti i cori, benedetti anche i fischi, vien da dire. Manifestazioni di cuori congelati per tanto tempo in letargo anche nel calcio, vissuto a distanza, e ora rituffati nell’emozione del reale. Roma è stato il palcoscenico più indicato. Qui si fa la storia,...

di Paolo Grilli

Viva il calcio, sedicimila volte. E’ il numero dei tifosi che ieri all’Olimpico hanno salutato il debutto degli azzurri all’Europeo. Pochissimi, per i canoni pre-Covid. Tantissimi, per l’inferno che tutti abbiamo passato e per il calore che hanno trasmesso a chi era in campo. Benedetti i cori, benedetti anche i fischi, vien da dire. Manifestazioni di cuori congelati per tanto tempo in letargo anche nel calcio, vissuto a distanza, e ora rituffati nell’emozione del reale.

Roma è stato il palcoscenico più indicato. Qui si fa la storia, qui si riscrive il calcio dopo l’incubo, indipendentemente da com’è andata in campo. Un assaggio di un massiccio ritorno degli spettatori si era avuto con le finali di Europa League e di Champions. Ieri il suggello di un ritorno sugli spalti senza più dubbi e paure, con la sensazione granitica che i quindici mesi più duri siano alle spalle.

I primi tifosi sono entrati alle 18 all’Olimpico. Lunghe ma ordinate le file del pubblico, miste tra supporter azzurri e turchi sotto l’obelisco di piazza Lauro De Bosis, così come negli altri tre ingressi in viale dei Gladiatori, Dodi e viale delle Olimpiadi. A ogni tifoso è stato chiesto di esibire il documento di identità, il biglietto per il match e la certificazione di avvenuta vaccinazione, di guarigione dal Covid o esito negativo di un tampone eseguito nelle 48 ore precedenti. Pastoie accettabilissime, anzi del tutto indolori, per chi gusta il ritorno alla normalità. Già nella giornata la capitale aveva pulsato della nuova atmosfera di festa, anche senza le "invasioni" di supporters usuali nel pre-Covid.

All’avvicinarsi del fischio d’inizio, il passaggio delle Frecce Tricolori, il saluto di Totti e Nesta al centro del campo, il ‘Nessun Dorma’ da brivido di Andrea Bocelli. Emozioni che si accavallano, un caldo abbraccio per chi ama il calcio vedere tutti questi fuoriclasse schierati. C’è stato anche spazio per la performance di Martin Garrix, Bono e The Edge sulle note di "We are the People": quest’Europeo vive in varie città, le distanze non scompaiono.

"Speravo de venicce prima", recita uno striscione in Curva Sud, quella riservata ai tifosi azzurri, mentre la Nord è una piccola marea rossa, di turchi arrivati da mezza Europa perché per chi viene da Istanbul c’è l’ostacolo della quarantena italiana.

Il ‘po-po-po’ che accompagnò il trionfo mondiale del 2006 diventa un inno augurale per gli azzurri, e un rito di normalità dei nostri tifosi. Chi era in campo, appena prima dell’inizio della partita, ha guardato in tribuna con emozione. C’era il Presidente Mattarella. C’erano persone e volti veri, da lì provenivano incitamenti che sembravano sepolti nel passato. Ora è tutto normale, meravigliosamente normale. E questa vittoria è più importante di qualsiasi altra.