di Leo Turrini Sono i sintomi. Di una malattia felicemente incurabile: la passione per la Ferrari. A dispetto di un presente che certo non può essere definito luminoso. Per tacere delle incertezze sul futuro prossimo venturo. Ma insomma. Insomma, basta una limpida giornata di sole invernale e il tam tam del passaparola, oggi facilitato dai telefonini, si trasforma quasi in una... chiamata alle armi. C’ero anche io, ieri. Sul ponte dei sospiri. Sul...

di Leo Turrini

Sono i sintomi. Di una malattia felicemente incurabile: la passione per la Ferrari. A dispetto di un presente che certo non può essere definito luminoso. Per tacere delle incertezze sul futuro prossimo venturo. Ma insomma. Insomma, basta una limpida giornata di sole invernale e il tam tam del passaparola, oggi facilitato dai telefonini, si trasforma quasi in una... chiamata alle armi.

C’ero anche io, ieri. Sul ponte dei sospiri. Sul ponte che permette di allungare lo sguardo sul circuito di Fiorano: dove, reduce dal Covid, Carletto Leclerc inaugura un capitolo nuovo della sua carriera.

Ora, vedere bambini e vecchi con gli occhi puntati su una Rossa da GP del 2018, perché così esigono le ridicole norme della Fia di Jean Todt (che, quando comandava in Ferrari se gli toglievi un giorno di test ti sparava...), ecco, dicevo, questo spettacolo della attesa di anziani e bimbetti vale come istantanea di un sentimento. La Rossa non vince il mondiale piloti dal 2007. Nel 2020 andava quasi più piano della ex Minardi, oggi Alpha Tauri. Eppure, il popolo non ha perso la fede.

Seguivo pure io le evoluzioni di Leclerc e mi venivano in mente i giorni gloriosi di Lauda, di Villeneuve, ovviamente di Schumi. È cambiato tutto eppure non è cambiato niente, nello spirito della gente. E mi domandavo: ma chi governa oggi Maranello, dal presidente Elkann in giù, si rende conto della responsabilità che ha nei confronti di chi non abbandona il mito, la leggenda, la suggestione? Oppure contano solo i numeri della Borsa, le analisi finanziarie e bla bla bla?

Di sicuro, a Leclerc non manca la consapevolezza di essere l’erede di una Storia, con la maiuscola. Immagino si sia divertito, nella monoposto che fu di Vettel e di Raikkonen. Magari avrà pure pensato: ma come hanno fatto a non vincere il mondiale con questa macchina qua (ok, è una citazione, pare che una cosa del genere l’abbia detta Schumi, quando salì per la prima volta sulla Rossa che era stata di Berger e Alesi)?

Eh, queste sono reminiscenze da antico cronista Rimba e il lettore perdonerà la nostalgia. Per stare invece alla attualità, oggi con la stessa auto fa il suo debutto da ferrarista Carlitos Sainz, il nuovo alfiere del Cavallino.

Credo (ma anche temo) abbia bisogno di tanti, tanti auguri.