Zdenek Zeman, 74 anni, allena dal 1974: la sua ultima esperienza da allenatore è stata nella stagione 2017-2018 con il Pescara
Zdenek Zeman, 74 anni, allena dal 1974: la sua ultima esperienza da allenatore è stata nella stagione 2017-2018 con il Pescara
di Leo Turrini Perché non possiamo non dirci zemaniani. Raccontano da Foggia che è tutto apparecchiato per l’ennesimo ritorno del Profeta: a 74 anni suonati Zdenek Zeman si appresta a sedersi (per la quarta volta) sulla panchina dei satanelli pugliesi. Tu chiamala, se vuoi, nostalgia. Ma anche riconoscenza: all’alba degli Anni Novanta il tecnico boemo, fra una sigaretta e l’altra, faceva giocare un calcio meraviglioso ai rossoneri del Sud. Era la squadra di Baiano, Rambaudi,...

di Leo Turrini

Perché non possiamo non dirci zemaniani. Raccontano da Foggia che è tutto apparecchiato per l’ennesimo ritorno del Profeta: a 74 anni suonati Zdenek Zeman si appresta a sedersi (per la quarta volta) sulla panchina dei satanelli pugliesi.

Tu chiamala, se vuoi, nostalgia. Ma anche riconoscenza: all’alba degli Anni Novanta il tecnico boemo, fra una sigaretta e l’altra, faceva giocare un calcio meraviglioso ai rossoneri del Sud. Era la squadra di Baiano, Rambaudi, Signori: l’epopea di una filosofia che mandava al potere l’immaginazione. Zeman, nipote di Cesto Vycpalek, allenatore di una Juve di Boniperti, viene dalla Boemia che è stata oppressa dal comunismo e forse proprio per questo Zdenek ha sempre privilegiato la fantasia. Nonché la libertà di opinione (scomoda, ma ci arrivo dopo).

I detrattori del personaggio di solito fanno notare, dandosi di gomito come certi mercanti levantini, che in fondo Zeman, quando ha avuto in mano squadre forti (la Lazio, la Roma) ha perso invece di vincere. E sottolineano, i detrattori, che per conquistare lo scudetto Cragnotti e Sensi lo dovettero sostituire, con i ben più pragmatici Eriksson e Capello.

È vero, beninteso. Forse la predicazione offensivista di Zeman mal si conciliava con le esigenze di classifica. E può darsi che l’integralismo del soggetto, alla lunga, fosse destinato a schiantarsi contro il muro del luogo comune. Solo che.

Solo che il calcio dovrebbe essere gioia, allegria, divertimento. In una parola, vita (bella). E magari non per caso i simboli dell’ultimissima Italia di Roberto Mancini (mi riferisco a Insigne, a Verratti, a Immobile) sono diventati campioni studiando da lui, in una memorabile stagione a Pescara. Ah, Zeman! Qualunque sia il senso e il futuro del romantico ritorno a Foggia, tenendo ben presente il rischio del patetico, beh, ci sta di ricordare a noi stessi e alle nostre ipocrisie la verità delle opinioni scomode. Perché fu Zeman il primo a scorgere il Lato Oscuro del calcio italiano, fu il primo a denunciare spogliatoi trasformati in farmacie e la farsa dei finti controlli anti doping e ci sono sentenze definitive in Cassazione che gli hanno dato ragione. Così come Zeman è sempre stato un nemico di opacità che erano il segreto di Pulcinella, almeno per chi aveva voglia di tenere gli occhi aperti e non aveva interesse a tenerli chiusi.

"E tutto il resto è noia (no, non ho detto gioia)" (Franco Califano).