Sofia Goggia, 28 anni, campionessa olimpica 2018: questa è la seconda coppa di discesa conquistata
Sofia Goggia, 28 anni, campionessa olimpica 2018: questa è la seconda coppa di discesa conquistata
di Gianmario Bonzi La Coppa della giustizia, verrebbe da definirla. Con la prevista cancellazione delle discese libere ieri a Lenzerheide, sede delle Finali di Coppa del Mondo, Sofia Goggia si prende quel che merita, cioè il secondo trofeo di cristallo in specialità, dopo quello della stagione 2017-2018. Tre anni fa, da campionessa olimpica in carica, seppe resistere all’impeto della Vonn proprio nel rush finale, in Svezia. Questa volta, in Svizzera, ha vinto "a tavolino", ma con pieno merito, visti i quattro successi ottenuti (Val d’Isere, St. Anton, Crans Montana 1&2) nelle cinque discese disputate, con il...

di Gianmario Bonzi

La Coppa della giustizia, verrebbe da definirla. Con la prevista cancellazione delle discese libere ieri a Lenzerheide, sede delle Finali di Coppa del Mondo, Sofia Goggia si prende quel che merita, cioè il secondo trofeo di cristallo in specialità, dopo quello della stagione 2017-2018. Tre anni fa, da campionessa olimpica in carica, seppe resistere all’impeto della Vonn proprio nel rush finale, in Svezia. Questa volta, in Svizzera, ha vinto "a tavolino", ma con pieno merito, visti i quattro successi ottenuti (Val d’Isere, St. Anton, Crans Montana 1&2) nelle cinque discese disputate, con il contorno di un secondo posto. Poi l’infortunio al piatto tibiale, i Mondiali saltati, il recupero lampo, la festa con la Coppa (ieri) e la stagione che finisce in anticipo: oggi (in superG) e domenica (in gigante) giustamente non gareggerà, ma si farà comunque vedere per festeggiare l’altra "coppetta", quella di Marta Bassino, per un primato italiano tutto da gustare. In discesa quest’anno la bergamasca ha dominato e Corinne Suter, che pure è campionessa del mondo in carica, ha sofferto la sua presenza veloce e carismatica in pista, risvegliandosi solo dopo il ko di Sofia. Un segnale chiaro. "Meglio così, ma me la sarei giocata comunque in pista - dice Goggia - visto che ho gareggiato in condizioni ben peggiori rispetto a come sto ora. Quando mi metto in gioco, anche se non al top della forma, significa che posso fare belle cose. Quando ho vinto l’oro olimpico avevo un male alle ginocchia da faticare a fare le scale... Credo non ci siano dubbi su quale ragazza meritasse questa Coppa, per il rendimento stagionale: ricordo che 3 anni fa ad Are c’era il rischio cancellazione, ma dentro di me dissi che preferivo giocarmela fino in fondo e arrivare anche seconda, piuttosto che vincerla a tavolino, ma in questo caso il discorso è diverso visto che, pur saltando due gare, ero comunque a +70 sulla seconda. E’ stato un recupero azzardato? Lo definirei un azzardo ponderato, non mi piace l’idea che sia apparso come un folle tentativo. Quando ho capito che avrei potuto conquistare la Coppa? Dopo la seconda discesa in Val d’Isère, quando vinsi sciando all’80%. La crudeltà di quell’infortunio a Garmisch è stata tanta, ho avuto molti momenti difficili nei primi venti giorni, un vero e proprio limbo nel quale ho vissuto. Penso altresì che il destino mi abbia aiutata per la caparbietà che ho messo in campo nel presentarmi al via qui a Lenzerheide, perché non era facile mettere assieme i tempi di recupero, i carichi da gestire e le terapie. Ci siamo riusciti con le persone giuste al fianco, e pensare che gli stessi allenatori che mi hanno vista arrivare a Livigno non pensavano di trovarmi in condizioni così buone. Ho avuto un recupero impressionante, ma chi mi conosce bene sa che non è una cosa così strana. Futuro? Sciare fino ad aprile. Ho patito tanto sui piani, basti pensare a quanto perdevo nelle gare in Val d’Isère, quindi dovrò concentrarmi sulla scorrevolezza e mi piacerebbe fare un lavoro sui salti, perché lì sono ancora carente". In effetti c’è un oro olimpico da difendere, fra 11 mesi...