di Enrico Salvadori Licenziamenti, dimissioni, proteste clamorose come quella di interrompere la partita per sessanta secondi, radunandosi al centro del campo e abbracciandosi al minuto sei di ogni gara. Una scelta simbolica per ribadire che sono stati necessari altrettanti anni alle giocatrici americane di calcio per avere il coraggio di denunciare gli abusi e le minacce da parte dei loro tecnici, e scoperchiare un vero e proprio vaso di Pandora. Il problema è proprio questo. Negli Stati Uniti si è aspettato troppo a far venire alla luce una situazione che molti conoscevano, anche se probabilmente non consideravano così diffusa. La pensano così anche due giovani italiani che il calcio statunitense lo vicino da vicino, l’uno tecnico e l’altra giocatrice della conference...

di Enrico Salvadori

Licenziamenti, dimissioni, proteste clamorose come quella di interrompere la partita per sessanta secondi, radunandosi al centro del campo e abbracciandosi al minuto sei di ogni gara. Una scelta simbolica per ribadire che sono stati necessari altrettanti anni alle giocatrici americane di calcio per avere il coraggio di denunciare gli abusi e le minacce da parte dei loro tecnici, e scoperchiare un vero e proprio vaso di Pandora.

Il problema è proprio questo. Negli Stati Uniti si è aspettato troppo a far venire alla luce una situazione che molti conoscevano, anche se probabilmente non consideravano così diffusa.

La pensano così anche due giovani italiani che il calcio statunitense lo vicino da vicino, l’uno tecnico e l’altra giocatrice della conference universitaria, il campionato parallelo a quello della National Women’s Soccer League travolta dallo scandalo che ha portato alla cacciata di Paul Riley, allenatore di North Carolina Courage, al coinvolgimento di altri tecnici indagati e alle dimissioni del commissario della NWSL Lisa Baird, rea di non aver vigilato e denunciato.

Ettore Ballestracci, 25 anni di Sarzana, dopo la trafila come giocatore con Fiorentina, Sampdoria, Carrarese e Livorno ha scelto l’avventura americana, ha giocato negli States dal 2016 al 2019, studiando e laureandosi in ‘comunicazione e pubblicità’. Ora è allenatore in seconda alla West Liberty University, vicino a Pittsburgh. "Lo scandalo non è stato un fulmine a ciel sereno, voce insistenti di problemi del genere in alcune società della Major League c’erano. Anche nella nostra conference un allenatore è stato allontanato perché inviava sms espliciti alle sue giocatrici. Noi coach – spiega Ballestracci – abbiamo un compito molto delicato soprattutto nel campo femminile. Non puoi relazionarti con le ragazze allo stesso modo che con un uomo. Se una atleta è in sovrappeso, per esempio, pur giocando e allenandosi sempre, evidentemente ha problemi con l’alimentazione, ma non puoi essere troppo diretto. Parliamo con i nutrizionisti, abbiamo un confronto sereno con la giocatrice, cerchiamo di farle capire in modo soft dove sbaglia. Le ragazze poi sono molto più suscettibili allo stress e bisogna toccare le corde giuste".

Ma dopo che lo scandalo è scoppiato il vostro modo di rapportarvi con le giocatrici è cambiato? "Nella nostra società – spiega Ballestracci – abbiamo un codice etico molto rigido imposto dal nostro head coach inglese e approvato da tutta la società e da noi stessi. E su questo tema ci aggiorniamo in continuazione. Per noi non è cambiato nulla perché siamo da sempre attenti a non sbagliare e a non essere equivocati".

Sempre in West Virginia, nella squadra della Charleston University in "Divisione 2" gioca Roberta Pomi, 24 anni, centrocampista di Vicenza che ha vestito la maglia biancorossa della sua città in serie B e C. Poi anche lei ha scelto gli States per giocare e laurearsi in ‘Sport e business’. Dopo 4 anni di studi, coronerà il suo percorso accademico nel prossimo aprile: "Quando è scoppiato lo scandalo – dice Roberta Pomi – molti hanno aperto gli occhi. Non se ne parlava, ma si sentiva dire da tempo di qualche episodio non troppo chiaro. Ad esempio che dietro il fatto che a un noto tecnico della Major League non fosse stato rinnovato il contratto per motivi tecnici, c’erano ben altre motivazioni. Forse se si fosse usato subito il pugno duro queste conseguenze si sarebbero potute evitare. Personalmente in oltre tre anni nel campionato universitario americano non ho avuto nessun tipo di problema. C’è un rispetto profondo e reciproco tra allenatori e giocatrici. Il tecnico ha il suo ruolo e va rispettato, gli allenatori debbono fare altrettanto. Io spero che questo mondo diventi il mio lavoro perché nel 2022 dopo la laurea vorrei far parte del management di un club della Major League. La credibilità del sistema però passa attraverso il rispetto di regole certe e basilari".