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16 giu 2022

Gigio, rispondi a una domanda

16 giu 2022
leo turrini
Sport
epa10013386 Timo Werner (L) of Germany celebrates with teammate Thomas Mueller (2-R) after scoring the 5-0 lead against Italy's goalkeeper Gianluigi Donnarumma (back) during the UEFA Nations League soccer match between Germany and Italy in Moenchengladbach, Germany, 14 June 2022.  EPA/SASCHA STEINBACH
epa10013386 Timo Werner (L) of Germany celebrates with teammate Thomas Mueller (2-R) after scoring the 5-0 lead against Italy's goalkeeper Gianluigi Donnarumma (back) during the UEFA Nations League soccer match between Germany and Italy in Moenchengladbach, Germany, 14 June 2022.  EPA/SASCHA STEINBACH
Donnarumma dopo il 5-0 incassato dalla Germania (Ansa)
epa10013386 Timo Werner (L) of Germany celebrates with teammate Thomas Mueller (2-R) after scoring the 5-0 lead against Italy's goalkeeper Gianluigi Donnarumma (back) during the UEFA Nations League soccer match between Germany and Italy in Moenchengladbach, Germany, 14 June 2022.  EPA/SASCHA STEINBACH
epa10013386 Timo Werner (L) of Germany celebrates with teammate Thomas Mueller (2-R) after scoring the 5-0 lead against Italy's goalkeeper Gianluigi Donnarumma (back) during the UEFA Nations League soccer match between Germany and Italy in Moenchengladbach, Germany, 14 June 2022.  EPA/SASCHA STEINBACH
Donnarumma dopo il 5-0 incassato dalla Germania (Ansa)

Forse noi italiani dovremmo seriamente cominciare a porci il problema del rapporto che abbiamo con la passione nazionale, il calcio. Anzi, forse.

È mai possibile che, all’indomani di una umiliante disfatta contro i tedeschi e conservando il fresco ricordo della seconda esclusione consecutiva dai mondiali, ecco, l’oggetto del dibattito sia una conversazione televisiva tra un portiere in crisi e una bravissima giornalista?

Io dico di no. Francamente, senza girarci tanto attorno, Donnarumma ha il diritto, se non addirittura il dovere, di rispondere anche alle domande considerate scomode. E non si capisce, al netto di ogni strumentalizzazione, cosa mai si possa rimproverare alla collega della Rai.

Peraltro, come si diceva un tempo nelle assemblee scolastiche, il problema è un altro. Sissignore. Qui manca la consapevolezza di un impoverimento collettivo e generazionale. In meno di 12 mesi, siamo passati dall’euforia per un titolo europeo clamorosamente conquistato a Londra alla desolata malinconia che alimenta un imbarazzato e imbarazzante interrogativo.

La faccio breve. Interessa ancora a qualcuno, la mitica maglia azzurra? Indossarla è ancora un traguardo per chi prende a calci un pallone?

Non siamo in pochi ad avere memoria di un’epoca in cui la Nazionale era indiscutibilmente la cosa più importante, per chiunque fosse innamorato delle emozioni generate da una partita, da un goal, da un rigore. Adesso, persino a prescindere dai risultati, che sono purtroppo quelli che sono, fortissimo è il sospetto che l’Italia, intesa come squadra, si sia trasformata in un optional. Se si vince, saltiamo tutti sul carro. Se si perde, siamo pronti non a cercare di individuare soluzioni, bensì a dilaniarci in dibattiti assolutamente inutili. Qui non è importante sapere, dunque, se Donnarumma sia stato cortese o meno. Sarebbe invece interessante sapere se è davvero lui l’erede di Gigi Buffon e di Dino Zoff, due che guardacaso non si sono limitati a guadagnare la qualificazione per il mondiale, ma lo hanno addirittura vinto. È tutto qui.

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