di Gianmarco Marchini Non è mica da un calcio di rigore che si giudica una Nazionale. Eppure la Spagna di Luis Enrique ieri ha rischiato di compromettere l’Europeo con il secondo errore di fila dal dischetto. Il primo di Gerard Moreno era costato due punti con la Polonia, trasformando la sfida alla Slovacchia di Hamsik nella gara della vita. E allora, quando al 10’ l’arbitro concede il penalty col ricorso al Var (calcione di Hramoda a Koke), sul dischetto non si presenta l’attaccante del Villarreal. Ci va Morata, perché è uno dei leader di questa giovanissima Spagna e perché il gol ai polacchi...

di Gianmarco Marchini

Non è mica da un calcio di rigore che si giudica una Nazionale. Eppure la Spagna di Luis Enrique ieri ha rischiato di compromettere l’Europeo con il secondo errore di fila dal dischetto. Il primo di Gerard Moreno era costato due punti con la Polonia, trasformando la sfida alla Slovacchia di Hamsik nella gara della vita. E allora, quando al 10’ l’arbitro concede il penalty col ricorso al Var (calcione di Hramoda a Koke), sul dischetto non si presenta l’attaccante del Villarreal. Ci va Morata, perché è uno dei leader di questa giovanissima Spagna e perché il gol ai polacchi dovrebbe averlo fatto tornare con la testa dentro il torneo, dopo gli errori decisivi nel debutto con la Svezia e le critiche piovutegli addosso dalla sua gente. E, invece, no: Alvaro ha ancora addosso le scorie della seconda parte di stagione negativa con la Juventus. Testa bassa, rincorsa incerta e tiro a mezza altezza, come tutti i rigori che finiscono male: e infatti a Dubravska basta battezzare il lato giusto per ritrovarsi il pallone tra le mani.

Un "madre mia!" corale si alza dagli spalti della "Cartuja" di Siviglia. E intanto a Madrid cominciano a preparare la stanza del processo a Luis Enrique. Ma le Furiettine Rosse tengono alti i ritmi del loro calcio e alla lunga sfondano. E’ un dettaglio che la partita venga sbloccata da una topica di Dubravska che, dopo la traversa colpita da Sanabria, spinge innaturalmente dentro la porta il più classico dei palloni a campanile da mettere in angolo. E’ il momento epifanico per la Spagna che, sgravata dall’ansia da prestazione, decolla: con la qualità di Pedri e Moreno e la quantità di Koke e Busquets restituito dal Covid alla causa. Laporte raddoppia in chiusura di tempo, poi nella ripresa Sarabia, un tacco di Ferran Torres e l’autogol di Kucka completano la torta della festa. Manca giusto la ciliegina del primo posto, svanito al 94’ con la rete di Claesson (su assist di Kulusevski, il secondo di serata) che vale il 3-2 sulla Polonia di un grande ma isolato Lewandowski (doppietta) e il sorpasso della Svezia agli spagnoli.

E’ una sliding door che rischia di pesare tantissimo anche nell’economia del tabellone. Perché i discendenti di Ibrahimovic (a proposito, occhio al numero 10 Forsberg già a 3 gol) vanno nella corsia destra della strada per Wembley e trovano l’Ucraina di Shevchenko. Chi passa trova l’"inferno": la vincente tra Inghilterra e Germania passata come seconda. Un ottavo di nobiltà che butta l’occhio fino alla semifinale dove l’Olanda prova a prenotarsi, col permesso di Repubblica Ceca, dei gallesi o della Danimarca.

Al contrario, lo spostamento della Spagna nella "rive gauche" del tabellone crea un ottavo da paura con la Croazia e una congestione pazzesca di squadroni. Una bella picconata all’entusiasmo azzurro. Perché, qualora, battesse l’Austria, l’Italia potrebbe potenzialmente trovare sulla strada per la finale prima il Belgio o il Portogallo, poi una tra la Francia, gli spagnoli o i croati. La Svizzera non ce ne voglia.