di Luca Talotta Incroci, ricordi, lacrimucce. Che rigorosamente non scenderanno, perché bisogna essere professionisti e professionali fino al midollo. Ma il Napoli-Milan di oggi sarà qualcosa che toccherà profondamente le corde gli animi di molti degli interpreti in campo. Tra i quali ci sarà anche quel Gattuso che, in maglia rossonera, si è costruito tutto: una carriera da calciatore di successo, ma anche la sua nuova vita da allenatore; perché quella del Diavolo è stata la sua prima panchina importante, dopo tanta gavetta in giro per l’Europa e l’Italia....

di Luca Talotta

Incroci, ricordi, lacrimucce. Che rigorosamente non scenderanno, perché bisogna essere professionisti e professionali fino al midollo. Ma il Napoli-Milan di oggi sarà qualcosa che toccherà profondamente le corde gli animi di molti degli interpreti in campo. Tra i quali ci sarà anche quel Gattuso che, in maglia rossonera, si è costruito tutto: una carriera da calciatore di successo, ma anche la sua nuova vita da allenatore; perché quella del Diavolo è stata la sua prima panchina importante, dopo tanta gavetta in giro per l’Europa e l’Italia.

Oggi, però, Rino da Corigliano Calabro cercherà di mettere i bastoni tra le ruote a quella società che gli ha permesso di vincere tutto: 13 anni passati insieme, dal 1999 al 2012, nei quali ha conquistato una Coppa Italia, due Scudetti, altrettante Supercoppa Italiana, Supercoppa Europea e Champions League, e un Mondiale per club, oltre a quella storica impresa a Germania 2006 quando si laureò campione del mondo con la maglia azzurra dell’Italia da diavoletto incallito. Un percorso trionfale che l’ha visto al fianco, per sei anni (2006-2012) a quel Bonera che oggi ritroverà da avversario sulla panchina rossonera.

Un Bonera, alla sua prima panchina assoluta da allenatore, capace di condividere con Gattuso la gioia dello Scudetto 2011, della Supercoppa Italia del medesimo anno ma soprattutto quella fantastica annata 2007, quando il Milan vinse Champions League, Supercoppa Europea e Mondiale per Club. Incroci, lacrimucce e ricordi dolcissimi, che oggi però dovranno essere riposti nel cassetto. Sia perché Bonera è solo "di passaggio", sia perché questo Milan vuole confermare il primo posto in classifica, arrivando al risultato positivo consecutivo numero 15 in campionato, e superare una diretta avversaria in uno dei big match di stagione: "La mancanza di Pioli? Negli allenamenti ho avuto carta bianca" l’ammissione di Bonera. E pensare che 10 anni fa, in quel 25 ottobre 2010 che ancora oggi rappresenta l’ultimo successo in terra partenopea del Milan, a difendere i colori rossoneri assieme ai due già citati Gattuso e Bonera c’era anche Ibrahimovic, che spinse il gruppo all’ultimo Scudetto della sua storia. Per ora, perché lo svedese sembra avere tutte le intenzioni di bruciare altre tappe e altri record e portare nuovamente il Milan lì dove merita. Difficile a dirsi se riuscirà nella sua impresa, magari non subito ma nel prossimo futuro ("Può giocare fino a 50 anni" ha ammesso Raiola parlando del suo assistito); sta di fatto che questo Milan, come ovvio che sia, non può prescindere dal suo totem.

Guardando alle formazioni i rossoneri hanno perso Leao ma ritrovato Rebic ("Non è al 100%" l’ammissione di Bonera). Possibile una chance per Hauge. Il Napoli, invece, perso Osimhen (oltre a Hysay e Rrahmani) lancerà Mertens come falso nueve.