di Paolo Grilli Riveste i panni del condottiero, Massimiliano Allegri. E anche del pacificatore, mettendo personalmente fine a ogni discorso su un Ronaldo in partenza per lidi dorati. "Mi ha detto che resta", taglia corto il tecnico della Juve alla vigilia della gara con l’Udinese, una giornata che come tante altre viveva più dei dubbi sul futuro di CR7 che delle effettive ansie da prepartita. L’allenatore bianconero ha davanti a sé un compito per nulla agevole, né scontato. Fare ritrovare ai suoi – almeno in Italia – l’abitudine alla vittoria. E i quattro squilli dell’Inter, ieri, dimostrano come i rivali non si siano intimoriti per il ritorno sulla...

di Paolo Grilli

Riveste i panni del condottiero, Massimiliano Allegri. E anche del pacificatore, mettendo personalmente fine a ogni discorso su un Ronaldo in partenza per lidi dorati. "Mi ha detto che resta", taglia corto il tecnico della Juve alla vigilia della gara con l’Udinese, una giornata che come tante altre viveva più dei dubbi sul futuro di CR7 che delle effettive ansie da prepartita.

L’allenatore bianconero ha davanti a sé un compito per nulla agevole, né scontato. Fare ritrovare ai suoi – almeno in Italia – l’abitudine alla vittoria. E i quattro squilli dell’Inter, ieri, dimostrano come i rivali non si siano intimoriti per il ritorno sulla panchina della Signora di chi ha saputo garantire cinque scudetti in altrettante stagioni.

Ronaldo, si diceva. Oggi il portoghese ci sarà, in un tridente che vedrà svariare molto Dybala e che pure si avvarrà delle percussioni di Chiesa. Si parte con un 4-3-3, quindi, un modulo che sembra adattarsi al meglio alle caratteristiche di CR7, che viceversa si ritroverebbe meno a suo agio come punta centrale in un 4-2-3-1 (piuttosto improbabile invece che con quest’ultima soluzione il campionissimo possa coprire ampi spazi sulla sinistra dietro a Morata). Però Allegri non ha mancato di stuzzicarlo un’altra volta, dopo averlo già invitato a una "maggiore responsabilità" nemmeno un mese fa. Max ha infatti ricordato che "Cristiano è un valore aggiunto, è un giocatore che garantisce un numero importante di gol, ed è normale che dovremo lavorare bene di squadra per esaltare le sue qualità": un invito a tutti i suoi, certo, ma pure la puntualizzazione sul fatto che dire Ronaldo è dire gol, ma non molto altro in campo.

Tra i convocati c’è anche Manuel Locatelli, il faro designato per il gioco della nuova Juve. Difficile, però, che si possa vedere in campo per più di una ventina di minuti nel finale, visto che si è appena unito al gruppo. E allora spazio a Ramsey come playmaker obbligato, proprio lui che la Juve potrebbe anche cedere entro fine agosto; c’è curiosità anche di vedere all’opera uno dei cinque eurocampioni della Juve, Bernardeschi, come mezzala. Sembra proprio che questa sia la stagione decisiva perché si definisca, una volta per tutte, quale possa essere il ruolo di un giocatore tanto duttile da essere impiegato ovunque, ma proprio per questo senza ancora una identità precisa. Quando rientreranno Arthur, Rabiot e McKennie (oggi squalificato) il posto di ‘Berna’ dovrà essere stabilito al netto di altre emergenze.

La Juve va a caccia subito di una continuità che è mancata in maniera decisiva con Pirlo. "Per vincere il campionato – precisa Allegri – non bisogna avere dei picchi positivi da 100 o negativi da 30, ma viaggiare a una media di 80-90 e rimanere sempre costanti". La Signora spera che a dettare il ritmo giusto sia proprio Locatelli, uno che brilla sul campo e pure nelle statistiche che lo hanno posto al vertice delle classifiche europee quanto a passaggi riusciti e a ’verticalità’. Tutta da testare, però, la sua qualità in un sistema di gioco che non predilige il possesso palla alla De Zerbi, e punta invece sulla qualità dei suoi campioni nel saper incunearsi dopo la riconquista del pallone.

Ronaldo resta, e il colmo è che nel mondo bianconero non tutti ne sono felici: ma c’è da scommettere che ai primi gol, spunteranno tanti sorrisi.