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19 lug 2022

Fraser-Pryce, la mamma razzo I 100 metri sono il suo regno

Quinto titolo iridato a 35 anni per la giamaicana cresciuta a Lignano: "Fatica? È solo il viaggio della vita"

19 lug 2022
Da sinistra Thompson-Herah, Fraser-Pryce e Jackson, il podio dei 100 metri
Da sinistra Thompson-Herah, Fraser-Pryce e Jackson, il podio dei 100 metri
Da sinistra Thompson-Herah, Fraser-Pryce e Jackson, il podio dei 100 metri
Da sinistra Thompson-Herah, Fraser-Pryce e Jackson, il podio dei 100 metri
Da sinistra Thompson-Herah, Fraser-Pryce e Jackson, il podio dei 100 metri
Da sinistra Thompson-Herah, Fraser-Pryce e Jackson, il podio dei 100 metri

Aspettando Elena Vallortigara che stanotte si gioca le sue chance nella finale di salto in alto femminile, e registrando il dominio dell’Etiopa nella maratona (quella femminile ieri è stata vinta dalla Gebreslase davanti alla keniana Korir e all’israeliana Salpeter), ai mondiali di Eugene si perpetua l’incredibile favola della mamma volante.

Non è la prima, ma probabilmente è quella che ha vinto di più: Shelly-Ann Fraser-Pryce, 35 anni, ha appena messo in tasca il suo quinto titolo mondiale dei 100 metri, record assoluto, replicando la tripletta giamaicana che con ordine diverso aveva stregato anche i giochi di Tokyo. La Fraser-Pryce ha chiuso in 10“67 precedendo Shericka Jackson (10“73) e la campionessa olimpica Elaine Thompson-Herah (10“81).

La chiamano ‘Pocket Rocket’, razzo tascabile, e la collezione di medaglie d’oro spiega facilmente perché: la giamaicana ha fatto meglio di Usain Bolt, prima di ieri aveva già trionfato nel 2009, 2013, 2015 e nel 2019. L’incredibile longevità agonistica è confermata dagli ori olimpici vinti nel 2008 e nel 2012. In tutto, considerando il bottino con i 200 e la staffetta, fanno dodici medaglie mondiali, dieci delle quali d’oro: meglio di lei nella rassegna iridata hanno fatto solo Allyson Felix (19), Usain Bolt (14) e Merlene Ottey (14).

E poi, ma non è per niente secondario, c’è il discorso della maternità. Nel 2017 si è presa una pausa per dare alla luce il piccolo Zyon. Ma dopo pochi mesi era di nuovo lì, capace di correre in 10“70. "Forse sono troppo mamma", aveva finto di preoccuparsi mentre il marito e la parrocchia la spingevano a tornare: "non essere ipocrita, stai solo decidendo quando farlo", le avevano risposto.

Legatissima all’Italia perché si è allenata per anni a Lignano, capace di attirare sempre l’attenzione anche per le appendici colorate che porta nei capelli, questa donna dal fisico e dalla forza di volontà incredibile ha spiegato subito dopo che cosa le dà forza: "Ho lavorato duro per questa vittoria, spesso mi chiedono come faccio ad andare così veloce alla mia età e dopo essere diventata madre. Per me si tratta solo del viaggio della vita".

Vero, ma è comunque una vita eccezionale.

Doriano Rabotti

© Riproduzione riservata

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