Stephanie Frappart, 36 anni, aveva diretto la finale di Supercoppa. 2019
Stephanie Frappart, 36 anni, aveva diretto la finale di Supercoppa. 2019
di Paolo Grilli Non ce ne vorrà Stephanie Frappart, ma ieri proprio non si è notata sul campo dello Stadium. Ed è il miglior complimento che ogni arbitro vorrebbe sempre sentirsi fare, in special modo se la partita che ha diretto è come un esame davanti al mondo intero. La prima donna della storia ad arbitrare un match di Champions se l’è cavata alla grande. Nessuna svista a innescare discussioni, nessun protagonismo. E Juve-Dinamo non era certo una partita qualsiasi. Precisa e decisa, atleticamente preparata: chapeau per la 36enne...

di Paolo Grilli

Non ce ne vorrà Stephanie Frappart, ma ieri proprio non si è notata sul campo dello Stadium. Ed è il miglior complimento che ogni arbitro vorrebbe sempre sentirsi fare, in special modo se la partita che ha diretto è come un esame davanti al mondo intero. La prima donna della storia ad arbitrare un match di Champions se l’è cavata alla grande. Nessuna svista a innescare discussioni, nessun protagonismo. E Juve-Dinamo non era certo una partita qualsiasi. Precisa e decisa, atleticamente preparata: chapeau per la 36enne francese, che aveva dimostrato le proprie capacità in Ligue 1, in Europa League e nella finale di Supercoppa europea dell’anno scorso.

Gara non nervosa, quella di ieri a Torino, vista la disparità di obiettivi tra le due squadre. Ma, si sa, il caso può governare ogni momento del calcio, che sia per il fatto che la palla è rotonda o meno. E la Frappart ha risposto nel migliore dei modi a tutte le situazioni che la partita metteva sul tavolo. Si guardi al giallo preso in avvio da Bentancur: sacrosanto, ma poi non è da tutti sfoderare il cartellino a inizio partita. Lei l’ha fatto e nessuno, l’uruguaiano compreso, ha osato protestare. Idem con Zabarnyi poco dopo. Non è mancato poi un gesto eloquente rivolto a Bonucci come per dire "calma" quando il bianconero aveva eccepito in merito a una decisione. D’accordo che non c’erano spettatori, ma redarguire ‘Bonny’ nel suo stadio, dove è padrone di casa, è un bel segnale di personalità. Ma poi il fischietto francese non ha neppure rinunciato a sorridere dialogando coi giocatori quando il match lo consentiva. Come per non prendere ulteriormente sul serio un impegno che già serissimo lo era di suo. Altra nota di merito: un solo consulto col Var in 90 minuti (per poi convalidare il gol di Ronaldo), ed è quasi un record. Ce ne fossero di arbitri come la Frappart: una francese che dirige all’inglese, facendo giocare e stangando solo chi se lo merita.

Quanto alla partita, finalmente una Juve sul velluto che dribbla dubbi e rimpianti. Che siano andati in gol Ronaldo e Morata non è ormai più una notizia, è invece la rete di Chiesa a confortare come non mai il Pirlo del post Benevento. Federico ha confezionato una prestazione tutta strappi e assist in cui il gol è stata la ciliegina. La Signora ha avuto giusto un paio di fasi di relativo affanno contro gli ucraini, ma ha saputo far viaggiare di più pallone e idee in campo, sempre col 4-4-2 che si trasforma in 3-4-1-2 in possesso. E negli undici non c’erano Cuadrado, Kulusevski, Arthur, Rabiot e Dybala. Per il primo posto del girone servirebbe una vittoria con almeno due gol di scarto dal 3-1 in su a Barcellona: assomiglia molto a un’utopia, ma la Signora ha ritrovato il sorriso.