Giuseppe Tassi Troppo furbo, troppo scafato Mancini per cadere nella trappola dei sentimenti. Il tipico peccato dei Ct e degli allenatori vincenti è di affezionarsi alla truppa, di legarsi ai cavalieri che fecero l’impresa con un vincolo di perenne gratitudine. Accadde a Valcareggi, incapace di...

Giuseppe Tassi

Troppo furbo, troppo scafato Mancini per cadere nella trappola dei sentimenti. Il tipico peccato dei Ct e degli allenatori vincenti è di affezionarsi alla truppa, di legarsi ai cavalieri che fecero l’impresa con un vincolo di perenne gratitudine. Accadde a Valcareggi, incapace di rinunciare ai prodi dell’Europeo ‘68 e di Messico ‘70 fino al fallimento mondiale del ‘74; accadde a Bearzot che dal tripudio dell’82 passò al flop dell’86 con una squadra zeppa di paladini stanchi e logori. Mancini è certamente grato ai giocatori che lo hanno portato al trionfo europeo, ma è abbastanza cinico per rinnovare in corsa la sua Italia. Ha già pagato pedaggio alla precaria condizione fisica di Acerbi e Florenzi con il gol in contropiede dei bulgari. Ma quelle scelte non erano figlie del cuore: Chiellini e Di Lorenzo sono stati risparmiati per il cruciale match di domani con la Svizzera. Così non mi stupirei che un giocatore in grande condizione come Pellegrini trovasse posto a centrocampo e la coppia Kean-Zaniolo, talentuosi e bizzarri pallini del Mancio, avesse presto un’altra chance. Con la gioia del suo calcio, con la freschezza delle idee, il ct ha scoperchiato un vaso di Pandora dal quale possono uscire nuovi cavalieri pronti per altre imprese. Il mondiale in Qatar dista poco più di un anno, ma l’Italia che ci arriverà non sarà solo figlia di gratitudine e riconoscenza. Sarà proiettata sul futuro, dentro un progetto tecnico aperto e in piena evoluzione. La Nazionale dei sogni ha le porte spalancate.