di Gianmarco Marchini Da una parte sarebbe confortante sapere che Italia-Inghilterra stasera potrebbe finire in parità. Come quel 18 agosto 1990 quando a Wembley il Liverpool, fresco di Premier, e lo United, detentore della FA Cup, pareggiarono 1-1 spartendosi il Charity Shield: da regolamento (rivisto poi nel ‘93) il trofeo finì esposto sei mesi nella sede dei reds e sei mesi a Manchester. Ma quell’afoso pomeriggio londinese si consegnò alla storia anche per un altro evento: l’Italia femminile che batte per la prima volta le inglesi nel loro tempio. Non vince, dilaga: 4-1. Sul tabellino, però, un solo nome: Carolina Morace. Quattro gol firmati dalla pioniera del calcio rosa, la prima che convinse...

di Gianmarco Marchini

Da una parte sarebbe confortante sapere che Italia-Inghilterra stasera potrebbe finire in parità. Come quel 18 agosto 1990 quando a Wembley il Liverpool, fresco di Premier, e lo United, detentore della FA Cup, pareggiarono 1-1 spartendosi il Charity Shield: da regolamento (rivisto poi nel ‘93) il trofeo finì esposto sei mesi nella sede dei reds e sei mesi a Manchester. Ma quell’afoso pomeriggio londinese si consegnò alla storia anche per un altro evento: l’Italia femminile che batte per la prima volta le inglesi nel loro tempio. Non vince, dilaga: 4-1. Sul tabellino, però, un solo nome: Carolina Morace. Quattro gol firmati dalla pioniera del calcio rosa, la prima che convinse gli uomini a dare del ‘lei’ al pallone. Sugli spalti gli applausi di ottantamila tifosi che, in attesa dei maschi, s’accorsero che si giocava discretamente anche sotto l’altra metà del cielo.

Morace, la prima immagine che le viene in mente ripensando a quel pomeriggio?

"Il tabellone che segna il 4-1 con scritto: Morace, Morace, Morace, Morace. Fa piacere sapere che quel record sia rimasto lì, anche perché il vecchio Wembley non c’è più: è difficile che qualcuno possa portarmelo via (ride, ndr). L’unico rammarico è che non ci siano immagini di quella partita. Altri tempi...".

Quando il calcio femminile faceva da evento scalda-pubblico agli uomini...

"Di strada noi donne ne abbiamo fatta tanta, basti pensare che all’Allianz Stadium si è giocato uno Juventus-Fiorentina donne davanti a tantissimi spettatori (39mila, nel marzo 2019, ndr)".

Percorso incredibile anche quello dell’Italia di Mancini: tre anni fa restavamo a guardare il mondiale sul divano.

"Si sapeva che Roberto fosse un ottimo allenatore e una persona intelligente. Non sono sorpresa, anche perché noi in Italia abbiamo dei cicli piuttosto continui nello sfornare talenti: e questa è un’ottima generazione. Se esce Chiesa ed entra uno come Berardi, significa che siamo una grande squadra".

Che partita si aspetta stasera?

"L’Italia non si può snaturare anche se per gran parte dell’ultima gara siamo un po’ tornati indietro, la paura fa anche questo effetto. Dobbiamo partire spavaldi: il loro punto debole sono i due centrali in fase di possesso palla, per cui va benissimo il pressing alto che facciamo. E’ una sfida secca, tanto vale giocarcela con le nostre armi".

Cosa dobbiamo temere dell’Inghilterra?

"Io temo Sterling, anche perché sinceramente non ho visto questo grande gioco: sul piano del collettivo siamo organizzati meglio noi. Sterling mi fa paura soprattutto se si inserisce per via centrali perché è velocissimo".

Lei allena la Lazio women, quindi farà un tifo particolare per Immobile: quanto si meriterebbe un gol dopo tutte le critiche ricevute?

"Se lo merita, eccome. Lui è un genoroso, uno che dà tutto, aiuta i compagni. In questo momento è l’attaccante migliore che abbiamo in Italia, quindi è giusto che giochi lui. Spero abbia un pochino di fortuna in più".

Centocinque gol in 150 presenze: lei in azzurro ha vissuto pochi digiuni. Quanto incide per un centravanti l’effetto psicologico?

"Incide, certo: sei più nervoso, hai paura che le cose non ti riescano: devi sbloccarti e lo sai".

L’azzurro che può decidere la gara?

"La risposta più facile sarebbe Chiesa, ma io dico Immobile".

Chi l’ha impressionata di più?

"Spinazzola, purtroppo non ci sarà".

E chi, invece, ha reso meno delle aspettative?

"Barella, ma proprio perché lo considero uno dei più forti centrocampisti italiani, se non il migliore. In questo Europeo non ha brillato come ci ha abituato".