Maranello, 10 marzo 2021 - Una Ferrari nuova è come una neonata. Ispira tenerezza a prescindere. Suscita emozioni. Alimenta speranze. Solo che... Solo che, come diceva Enzo Ferrari, una macchina è bella se vince. E questa SF21, meglio dirlo subito, difficilmente vincerà. Erede del disastroso modello del 2020, la nuova Rossa non è immaginabile possa colmare il gap, che era enorme, nei confronti della Mercedes.

Dubito anche possa avvicinarsi alla Red Bull. Sarebbe un mezzo miracolo se potesse giocarsela per il terzo posto tra i costruttori con McLaren ed Aston Martin. Il regolamento “congelato” permetteva poche modifiche. Gli ingegneri del Cavallino si sono concentrati sul retrotreno, ridisegnando geometria delle sospensioni e cambio.

Poi è stata interamente revisionata la power unit: Leclerc e Sainz, uniche vere garanzie, avranno a disposizione qualche cavallo in più. Almeno quello. Insomma, quello visto oggi dal deserto del Bahrain è un restyling. Un sommario restauro. Esteticamente la vettura fa la sua figura, è suggestivo anche il mix cromatico tra l’amaranto sul posteriore e un rosso classico sul resto della superficie.

Ma si capisce lontano un miglio, dalle parole del presidente Elkann alle esternazioni di Binotto fino alle frasi di circostanza dei piloti, si capisce subito, dicevo, che nessuno si aspetta trionfi, dalla SF21. E questo è decisamente deprimente. La nuova Ferrari domani tra le dune di Sakhir va in pista per cento chilometri dedicati al filmato promozionale. Poi, da venerdì a domenica, tre giorni di test insieme alla concorrenza. Buon viaggio, bambina. Ma non sarà una scampagnata. E nemmeno una marcia trionfale.