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Maranello, 11 settembre 2018 - Scegliendo di sostituire, dal 2019, un campione quarantenne come Kimi Raikkonen con un ragazzo promettente come il ventiduenne Charles Leclerc, beh, la Ferrari sposa la linea del salto generazionale. È una operazione con una logica dettata dall’anagrafe, aspettando conferme di un talento, quello del baby monegasco, ancora da verificare al massimo livello.

IL BLOG Ciao Kimi, è stato bello (anche per chi non ti capiva) - di LEO TURRINI

In breve. Fin qui Carletto Leclerc ha disputato appena 14 Gran Premi. In compenso ha vinto tantissimo nelle categorie inferiori. La Ferrari lo ha cresciuto nella sua Accademia. Ci crede. Ha il diritto, come azienda e come scuderia, di valorizzare l’investimento. Dopo di che, solo gli incompetenti non colgono le difficoltà, non poche!, con le quali Carletto dovrà confrontarsi.

Numero uno. Arriva a rimpiazzare l’ultimo campione del mondo al volante della Ferrari.

Numero due. In questa stagione Raikkonen ha disputato 11 gare (tre non le ha finite per colpe sue). È andato 9 volte sul podio! Rendimento strepitoso per una seconda guida. Leclerc dovrà fare meglio. Auguri.

Numero tre. Seb Vettel è un compagno durissimo per chiunque. Non faceva sconti al finlandese, figuriamoci a un semi debuttante. E qui sarà decisivo il ruolo di chi gestisce il team. Auguri raddoppiati.

Infine, Kimi, il Santo Bevitore: va ancora così forte che per altri due anni sarà in pista con l’Alfa Sauber, la squadra con la quale cominciò in Formula Uno nel remoto 2001. Non saranno pochi i ferraristi che lo seguiranno con simpatia. Perché ha dato tanto alla causa Rossa e se poi aiuta Vettel contro Hamilton nelle 7 corse che restano, ecco, tanto meglio.

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