F1 Gp Abu Dhabi, Valtteri Bottas (Ansa)
F1 Gp Abu Dhabi, Valtteri Bottas (Ansa)

Yas Marina, 23 novembre 2108 - E' Valtteri Bottas (Mercedes) il più veloce (in 1'37''236) della seconda sessione delle prove libere del Gran Premio di Abu Dhabi, capitolo finale del Mondiale 2018 di Formula 1 già vinto da Lewis Hamilton e dalla Mercedes. Alle sue spalle le Red Bull di Max Verstappen (+0.044) e Daniel Ricciardo (+0.192). Quarta posizione per Lewis Hamilton (+0.207). Quinta e sesta le Ferrari, con Kimi Raikkonen (+0.225) davanti a Sebastian Vettel (+0.333) come nella prima sessione. Grosjean, Hulkenberg, Magnussen e Ocon completano le prime 10 posizioni.

LE LIBERE 1 - Nella prima sessione Red Bull davanti a tutti. Il più veloce è stato Max Verstappen che ha fermato il cronometro sull'1'38"491, precedendo il compagno di team Daniel Ricciardo (+0.454) e le Mercedes di Bottas e (+0.961) e Hamilton (+1.052). Esteban Ocon (Force India) è quinto, sesto Kevin Magnussen (Haas). Lontano dalle prime posizione le Ferrari. Settimo Kimi Raikkonen che chiude con un ritardo di 1.926 e precede il compagno di team, Sebastian Vettel (+1.962). Completano la top ten Carlos Sainz (Renault) e Roman Grosjean (Haas). Diciannovesimo Fernando Alonso (McLaren), dietro di lui Robert Kubica (Williams). 

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IL PUNTO di LEO TURRINI -  KR7, L'ULTIMO GIRO DI UN FERRARISTA VERO

KR7 passa e chiude. Ad Abu Dhabi, da oggi, con le prove libere, è iniziato l’ultimo atto della lunga e bella storia che ha legato Kimi Raikkonen alla Ferrari. Otto anni divisi in due rate. Da domenica sera, il Santo Bevitore finlandese sarà, a tutti gli effetti, un uomo Alfa Sauber, il team che lo ha scelto per le prossime due stagioni. Ricordo ancora il primo incontro. Era l’alba del 2001 e un ragazzo biondino discuteva animatamente, a Melbourne, con gli addetti all’ingresso ai box. Casualmente passavo di lì. Il giovanotto aveva dimenticato il pass e gli inflessibili marshall non gli davano strada. Ma sono il nuovo pilota della Sauber!, insisteva a dire. Ovviamente era vero, ovviamente raccontai la storiella su queste colonne e conclusi scrivendo: chissà se sentiremo ancora parlare di questo Kimi Raikkonen…

EH, se ne abbiamo sentito parlare! Ultimo campione del mondo con la Ferrari, nel 2007. Ultimo iridato a squadre, con la Rossa, nel 2008. Poi frettolosamente giubilato per far posto ad Alonso. E lui zitto: il mutismo appartiene al Dna di KR7, infatti quando parla (quasi mai) dice sempre cose intelligenti. Si prese due anni sabbatici, andò a divertirsi con i rally, quindi al rientro con la Lotus andava talmente forte che Montezemolo, uomo pragmatico, se lo riportò a Maranello. Una storia rara, praticamente unica, accompagnata dall’affetto di tifosi che, meglio degli esperti, hanno compreso il valore del personaggio. Mai ruffiano. Mai banale. Mai sleale. Mai cattivo. La sua autobiografia è un delirio di curiose stranezze. Solo che quelli strani in negativo sono i mediocri, mica lui. Per capirci. Certamente Raikkonen è stato, con Alonso, Hamilton e Vettel, tra i protagonisti più brillanti del dopo Schumacher. Non a caso Michael suggerì il nome del taciturno nordico per la successione! Ma la sua grandezza, paradossalmente, non risiede nei risultati, che pure ha ottenuto (sono solo nove i bipedi che possono proclamare di aver vinto il mondiale con la Ferrari, Kimi è uno di quei nove, punto e fine delle trasmissioni).

E SI PUÒ tranquillamente sostenere che nella sua seconda vita di Rosso vestito, inaugurata nel 2014, non aveva più la freschezza mostrata nel periodo inaugurale (2007-2009): non c’è nulla di male nell’accettare la legge del tempo. No. A rendere prezioso KR7 è stato quel sentimento, non ostentato ma praticato, nei confronti del Cavallino. Mai una polemica nei confronti della Scuderia. Una adesione convinta alla Causa. Chi lavorava con lui e per lui lo ha compreso, non per niente da Jean Todt a Stefano Domenicali fino a Maurizio Arrivabene l’ammirazione per il Santo Bevitore è stata costante. In breve: Raikkonen è un ferrarista ‘dentro’ e il boato di entusiasmo che ha accompagnato la sua recente pole a Monza non era dovuto solo all’impresa in sé, mai nella storia della Formula Uno un pilota era stato tanto veloce sul giro secco e lui era ed è ancora il più vecchio in pista. In quella gioia collettiva, c’era un riconoscimento: di una identità umana e professionale non imitabile.

LO SCRIVO? Lo scrivo, insieme agli auguri per il successore Carletto Leclerc, che comunque è bravissimo. Non sarà la Ferrari a mancare al mio amico Kimi Raikkonen. Sarà KR7 a mancare alla Ferrari.