Solo lui. Ancora. Unico italiano presente sulla griglia di partenza. Quasi un testimone alla memoria di un tempo che non tornerà. Antonio Giovinazzi, pugliese cresciuto nel culto della velocità, probabilmente nemmeno se li ricorda, i tempi in cui la legione italiana dominava sulle piste della Formula Uno. Alba degli anni Novanta o giù di lì. C’erano Alboreto e Patrese. Nannini e Larini. Martini e Tarquini. De Cesaris e Capelli... Allora, l’Italia era davvero la palestra dei drivers. Sponsor allegri e munifici, facilitati da discipline fiscali non...

Solo lui. Ancora. Unico italiano presente sulla griglia di partenza. Quasi un testimone alla memoria di un tempo che non tornerà.

Antonio Giovinazzi, pugliese cresciuto nel culto della velocità, probabilmente nemmeno se li ricorda, i tempi in cui la legione italiana dominava sulle piste della Formula Uno. Alba degli anni Novanta o giù di lì. C’erano Alboreto e Patrese. Nannini e Larini. Martini e Tarquini. De Cesaris e Capelli...

Allora, l’Italia era davvero la palestra dei drivers. Sponsor allegri e munifici, facilitati da discipline fiscali non proprio esemplari, contribuivano alla conquista di un posto al sole. Non è detto che tutto fosse più giusto. Di scudi, era tutto più semplice.

È cambiata l’Italia. È cambiato il mondo. È cambiata la Formula Uno. Dopo l’era dei già isolati Trulli e Fisichella, l’azzurro era sparito dall’orizzonte dei Gran Premi. Da tutto a niente, avvilendo più di una generazione di aspiranti piloti.

Ecco, contro tutto questo Antonio Giovinazzi rappresenta l’antidoto. Importante per lui è stata là sensibilità di Sergio Marchionne, che in qualità di presidente Ferrari era venuto innamorandosi davvero delle corse. A Marchionne, cui pure non facevano difetto i passaporti in tasca, non dispiaceva l’idea di rilanciare l’italianità anche all’interno dell’abitacolo di una monoposto...

Così, il sudista Antonio Giovinazzi ha accumulato esperienze al simulatore della Ferrari. Della Rossa è anche il terzo uomo: in caso di indisponibilità di Leclerc o Sainz, toccherebbe a lui difendere l’onore del Cavallino in un Gran Premio.

In squadra con il veterano Kimi Raikkonen in Alfa Romeo, il nostro Antonio ha dimostrato di imparare in fretta. Non ha sfigurato nel confronto con il campione del mondo finlandese, anzi. E nelle bagarre nelle retrovie cui spesso è stato costretto dai limiti della vettura, Giovinazzi ha manifestato una vivace propensione al...combattimento.

"Io mi rendo conto della complessità della Formula Uno - ha spiegato Antonio - Se non hai a disposizione una vettura top non puoi immaginare di lottare per il podio. Ma ci sono livelli diversi di competizione e uno come me deve sempre farsi trovare pronto ad ottenere il massimo".

"Rappresentare un brand prestigioso come Alfa Romeo è un onore. L’ultima stagione è stata difficile, siamo stati molto penalizzati dal motore. Ora cerchiamo di risalire la corrente. In squadra sappiamo che non è semplice, il regolamento tecnico è stato congelato per effetto della pandemia ma io e Kimi andiamo in pista per migliorare sempre...".

"La fiducia della Ferrari è uno stimolo. Far parte della famiglia del Cavallino è bello, sarò sempre a disposizione della Scuderia. Certo, sarebbe un privilegio guidare un giorno la Rossa, ma una opportunità del genere debbo guadagnarmela...".

Andando forte con l’Alfa Romeo.