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Ferrari F1, il Mondiale resta apertissimo. Ecco dove Vettel può vincere

Colmabile il gap con Hamilton: quali sono le tappe per sperare

di LEO TURRINI
Ultimo aggiornamento il 31 luglio 2018 alle 11:06
Sebastian Vettel (Ansa)

Maranello, 31 luglio 2018 - 24 punti di distacco. Non sono pochi, ma non è detto siano troppi. E il ritardo si assottiglia ulteriormente nella classifica riservata ai costruttori. Insomma, lo dice anche la matematica. Il mondiale di Formula Uno è apertissimo. Nonostante le vittorie di Lewis Hamilton in Germania e in Ungheria (classifica). Alla conclusione del campionato mancano nove tappe. Ecco una guida ragionata ai percorsi che decideranno il duello tra la Ferrari e la Mercedes.

Belgio. Si corre nella tana di Schumacher, sul circuito che ha appena esaltato il talento del figlio del Campionissimo. Sulle Ardenne spesso piove. Pronostico incertissimo, 50% Vettel 50% Hamilton.

Monza. Il tempio della velocità. Molto dipenderà dalle evoluzioni di motore che Ferrari e Mercedes prepareranno per la sfida italiana. Anche qui, impossibile scegliere in anticipo da che parte penderà la bilancia. Di sicuro a Maranello vogliono cancellare l’amarezza per il flop di dodici mesi fa.

Singapore. L’opposto di Monza. La versione in notturna di Montecarlo. In teoria, alla luce del risultato monegasco (vinse Ricciardo con Vettel secondo e Hamilton staccato ma partiva da dietro) vantaggio per la Rossa.

Russia. Il circuito russo è vagamente assurdo, una sorta di omaggio alle manie di grandezza del presidente Putin. Poco spettacolare, molto amato da Hamilton. A Sochi il favorito teorico è lui.

Giappone. Scenario mitico. La pista più bella, assieme a quella delle Ardenne. Amatissima sia da Hamilton che da Vettel. Il luogo rammenta ai ferraristi una data: 8 ottobre 2000, quando Michael Schumacher pose fine ad un digiuno iridato durato ventuno anni. Ma è un circuito buono per la Ferrari come per la Mercedes. E spesso in Estremo Oriente il meteo spariglia le carte...

Usa. Tra i tracciati di più recente ideazione, quello di Austin è il più affascinante. Grandi curvoni, bei rettilinei. Per quanto mostrato fin qui, la SF 71 H dovrebbe trovarsi bene, soprattutto se le annunciate evoluzioni della power unit saranno alla altezza delle aspettative. Un bonus per la Rossa.

Messico. Molto diverso dal circuito statunitense. Cambiano le esigenze di assetto, dovranno essere individuate soluzioni di compromesso per non perdere troppa velocità nello spettacolare tratto in mezzo alle tribune. Forse leggermente favorevole alla Freccia d’Argento.

Brasile. A casa di Ayrton. C’è la famosa “esse” di Senna da affrontare, tanti saliscendi da interpretare, la pioggia sempre in agguato. Lì Seb Vettel ha conquistato quello che forse rimane il suo titolo più bello, nel 2012. Lì Kimi Raikkonen ha vinto l’ultimo mondiale Rosso, nel remoto 2007. Sulla carta, le premesse sono incoraggianti per la Ferrari.

Abu Dhabi. Finalmente si chiude. Con un mistero avvolto nel deserto. Una gara spesso imprevedibile, famosa è rimasta la beffa incredibilmente subita da Fernando Alonso nel 2010 per mano di Vettel, allora uomo Red Bull. Se i contendenti ci arrivassero con il titolo ancora in palio, probabilmente i nervi risulterebbero determinanti. Gara da...tripla, a prescindere.

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