Ferrari SF 1000 (foto Dire)
Ferrari SF 1000 (foto Dire)

Eccola qua, la nuova Ferrari. È più stretta, più magra, più flessibile nelle sospensioni. Più potente nel motore, si chiama SF 1000 come anticipato ed è il frutto di una estremizzazione concettuale. Del resto le regole non sono cambiate, l’estetica è simile al prodotto 2019, solo i risultati si spera siano diversi. 

Tra musicisti e ballerini, al netto delle dichiarazioni dei Vip, viene da augurarsi che Vettel e Leclerc vadano d’accordo come Fiorello e Amadeus. Giusto per stare alla atmosfera stile Festival di Sanremo al teatro Valli di Reggio Emilia, luogo fantastico per l’evento.

E allora la guardi, la SF 1000, e all’improvviso ti viene in mente che quando la Rossa conquistò l’ultimo mondiale piloti, cioè nel 2007, beh, alla Casa Bianca stava ancora Bush, il Papa si chiamava Benedetto XVI, la Juve era appena risalita dalla serie B, i social erano meno pericolosi di oggi e infine Carletto Leclerc andava all’asilo.

Eccola qua, la nuova Ferrari. Al di là del nome che porta, che rimanda alla storia di mille Gran Premi!, si tira dietro un bagaglio zeppo di delusioni e disillusioni, di rimpianti e di amarezze. Un tifoso doc è ben consapevole che nella sua leggenda il Cavallino è stato grande e resiliente anche nelle sconfitte: ma insomma, sarebbe ora di infrangere un tabù ormai generazionale.

Ce la faranno, i nostri eroi di Maranello? Eh, l’esperienza mi insegna a diffidare dei facili entusiasmi, sempre presenti nelle estenuanti vigilie pre campionato. In verità, partendo dal presupposto che nulla è cambiato nelle regole tecniche, il pronostico spetta di diritto alla solita Mercedes del solito Lewis Hamilton. Sarebbe strano il contrario

Ma posso e voglio aggiungere una cosa. In Ferrari, nel cuore di una azienda che continua a macinare profitti e successi commerciali, c’è ancora un gruppo di amici che, come cantava Antonello Venditti, non si arrendono mai.

Il senso di appartenenza a un mito porta con sé il desiderio di tornare ad imporsi in Formula Uno. Mattia Binotto, il capo del reparto corse, è entrato a Maranello che ancora portava i calzoni corti. Sa bene che il denaro non è tutto. La Ferrari è passione, non per niente è una delle pochissime cose ancora in grado di unire i sentimenti in questo Paese sbrindellato, letalmente annoiato da divisioni figlie dell’ignoranza.

Basterà la forza dell’emozione? Non lo so, la tecnologia sofisticata ha le sue leggi spietate. Ma, per dirla con l’emiliano Vasco Rossi, eh già, la Ferrari è ancora qua...

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