Una Freccia Nera, non più d’argento. Un omaggio a Lewis Hamilton e al suo impegno nella campagna contro la discriminazione razziale. Anche la Mercedes si schiera: da domenica prossima in Austria, prima tappa del mondiale di Formula Uno, la monoposto campione in carica avrà una livrea scura, con il logo #Weraceasone e lo slogan "End Racism" (basta razzismo). La scelta del colosso di Stoccarda si somma alle sempre più numerose iniziative originate dalla tragedia di George Perry Floyd, il 46enne afroamericano ucciso dalla...

Una Freccia Nera, non più d’argento. Un omaggio a Lewis Hamilton e al suo impegno nella campagna contro la discriminazione razziale. Anche la Mercedes si schiera: da domenica prossima in Austria, prima tappa del mondiale di Formula Uno, la monoposto campione in carica avrà una livrea scura, con il logo #Weraceasone e lo slogan "End Racism" (basta razzismo).

La scelta del colosso di Stoccarda si somma alle sempre più numerose iniziative originate dalla tragedia di George Perry Floyd, il 46enne afroamericano ucciso dalla polizia di Minneapolis il 25 maggio scorso. Le spontanee proteste di massa si sono allargate a settori sempre più ampi della società civile. Si va dalla rimozione di statue di personaggi storici non estranei a forme di razzismo alla decisione dei produttori de ’I Simpson’, forse il più famoso cartone animato al mondo, di non usare più la voce di doppiatori bianchi per eroi di cartone che bianchi non sono.

A cascata, le testimonianze di attenzione per la causa ("Black lives matter", le vite dei neri sono importanti) si sono moltiplicate, abbattendo pregiudizi. L’universo digitale, senza barriere fisiche, ha fatto da detonatore. Nella Premier League, la serie A del calcio inglese, le prime partite post Covid sono state disputate dai giocatori di tutti i club con la scritta "Black lives matter" stampata sul retro delle magliette al posto dei nomi degli atleti. Da noi l’interista Lukaku si è inginocchiato con il dito rivolto al cielo dopo aver segnato un gol alla Sampdoria. E non è stato l’unico a farlo. Una sorta di risarcimento morale per Colin Kaepernick, il quarterback di San Francisco: fu lui il primo a protestare così contro le violenze della polizia negli Usa. Era il 2016. La cosa non piacque a Donald Trump e il campione fu incredibilmente messo al bando: da allora, Colin è senza squadra.

Una mobilitazione così massiccia, naturalmente, si presta a ogni tipo di interpretazione. È giusto pretendere di riscrivere la storia? In modi diversi Franklin Delano Roosevelt e Jesse Owens sconfissero Adolf Hitler, ma il primo nel 1936 si rifiutò di ricevere l’eroe olimpico alla Casa Bianca, appunto perché era nero. "Via col vento", con la cameriera nerissima della bianchissima Rossella O’Hara, è un film da dimenticare? L’ansia sacrosanta di giustizia quanto può essere strumentalizzata da un malinteso furore ideologico?

Probabilmente ha ragione Lewis Hamilton quando, ringraziando la Mercedes, se la prende con Bernie Ecclestone, l’ex padrino della F1, capace di dichiarare che esistono neri più razzisti dei bianchi.

"Solo chi ha provato la discriminazione sulla propria pelle, giorno per giorno, sin da bambino, può capire".