Monza, 3 settembre 2018 - Quando la polvere delle polemiche si sarà depositata e quando le esasperazioni in chiave calcistica lasceranno spazio alla riflessione lucida, beh, allora sarà chiaro che nella domenica di Monza la Ferrari è stata drammaticamente punita da quell’errore di valutazione commesso da Vettel nel contatto con Hamilton. Se il tedesco si fosse ricordato che c’era un’intera gara per restituire il sorpasso al campione in carica, forse le cose sarebbero andate diversamente. Del resto, nella caciara generata dal confuso episodio, quasi nessuno ha notato che, in assetto da gara, la Mercedes era leggermente più competitiva della vettura di Maranello. Meglio ancora: consumava meno le gomme.

BLOG A Monza Biancaneve non si risvegliò - di LEO TURRINI

Tutto qua? Tutto qua. Ieri, in casa Ferrari, sono stati riesaminati gli eventi. È stata sottoposta a verifica la gestione dell’intero weekend. Quando si incappa in una disavventura, diventa fondamentale mantenere i nervi saldi. Di sicuro, non essendo la matematica una opinione, uscire dal Gran Premio d’Italia con trenta punti in meno significa, a sette gare dall’epilogo, avere davanti un Everest da scalare a mani nude. Anche perché Hamilton è fortissimo e la Mercedes applica con cinismo spietato le logiche del...vassallaggio. Bottas fa il servo della gleba, in pratica corre per ostacolare le Rosse. Tutto regolare, per carità. Ma tutto anche poco nobile, mettiamola così.

Comunque, a meno trenta fa un gran freddo. Ci si può riscaldare all’idea di una clamorosa rimonta? Forse. La Storia, con la maiuscola, non esclude i ribaltoni. Vettel ne sa qualcosa: nel 2010 beffò Alonso sul filo di lana, venendo da dietro. E nel 2012 il tedesco, allora ancora in Red Bull, a fine estate era molto lontano dallo spagnolo ferrarista.

Certo, quando stai sotto il destino ti deve aiutare. Nel 1986 Prost sembrava spacciato contro la Williams di Mansell ma all’ultimo tuffo fu il francese a festeggiare. Poi chi ha una certa età può citare anche la rimonta di James Hunt su Niki Lauda nell’anno del rogo del Nurburgring, una vicenda finita addirittura a Hollywood nel film Rush. Era il 1976.

Insomma, come sempre e più di sempre la Ferrari è una suggestione, è una emozione, è un pezzo di vita che continua. Arrivabene e Binotto dovranno garantire tranquillità alla Scuderia. Vettel non dovrà sbagliare più. Mica sono pretese assurde, eh.