L'Alfa Romeo di Kimi Raikkonen in pista a Montmelò (Ansa)
L'Alfa Romeo di Kimi Raikkonen in pista a Montmelò (Ansa)

Bologna, 14 marzo 2019 - Estate 1988. Enzo Ferrari stava per tagliare il traguardo della vita. Una domenica di luglio, in compagnia del figlio Piero, tentò di rispettare una abitudine, seguire un Gp in tv. Ma era stremato. Si assopì. Nel dormiveglia chiese all’erede: siamo davanti all’Alfa Romeo?...
Nel 1988, il Biscione era lontano dalla Formula Uno ormai da tempo. Ma nel Drake affioravano ricordi lontanissimi. Lui e Alfa si erano amati prima e sfidati poi. Enzo inaugurò la sua carriera leggendaria facendo correre le macchine milanesi, con Nuvolari e Varzi alla guida. Poi si mise in proprio e lottò contro “la mamma”, così chiamava l’azienda meneghina. E vinse.
Per una curiosa simmetria del destino, proprio quando la Scuderia di Maranello compie novant’anni, il brand Alfa torna in pista. Era una idea di Sergio Marchionne. John Elkann e l’ad Camilleri l’hanno portata avanti. Alfa, la mamma, torna con retrotreno e motore Ferrari, nonché con due piloti targati Cavallino, l’eterno Raikkonen e il rampante Giovinazzi. Obiettivo: fare bella figura.
Quanto alla Rossa, di fatto le novità rispetto al 2018 hanno i volti di Mattia Binotto e Carletto Leclerc.
Il primo era già direttore tecnico e ha assunto anche il ruolo di capo del reparto corse. Doppio incarico oneroso. L’uomo ha le spalle robuste. Pare mite ma in realtà gronda bonomìa da tutti gli artigli.
Leclerc è un Predestinato. Tutti ne parlano come di un talento naturale di valore assoluto. 21 Gp disputati e già lo paragonano ad Hamilton. Dovrà gestire le emozioni e governare le tensioni, la Ferrari talvolta è un boomerang.
Ma ha tutto per reggere.
Quanto a Vettel, ha una missione sola.
Far dimenticare il 2018.