di Gianmarco Marchini Si dice che gli occhi dicano tutto di una persona. Nel caso di Andrea Pirlo, però, sono i suoi capelli. Quella chioma stravolta dal vento portoghese è eloquente più di ogni altra cosa per raccontare quant’è stata nera la notte del Do Dragao. Come il ciuffo di un matematico alle prese con una formula irrisolvibile. La sua Juventus, appunto. Difficilmente pronosticabile una sconfitta alla vigilia, ma impossibile solo da concepire il contenuto che c’è dietro il 2-1 con cui il Porto si mette un bel pezzetto di qualificazione in saccoccia. Già, perché se i...

di Gianmarco Marchini

Si dice che gli occhi dicano tutto di una persona. Nel caso di Andrea Pirlo, però, sono i suoi capelli. Quella chioma stravolta dal vento portoghese è eloquente più di ogni altra cosa per raccontare quant’è stata nera la notte del Do Dragao. Come il ciuffo di un matematico alle prese con una formula irrisolvibile. La sua Juventus, appunto. Difficilmente pronosticabile una sconfitta alla vigilia, ma impossibile solo da concepire il contenuto che c’è dietro il 2-1 con cui il Porto si mette un bel pezzetto di qualificazione in saccoccia. Già, perché se i bianconeri sono questi, la ‘remuntada’ è materia facile per i negazionisti.

Una rete subita al primo minuto della partita, un’altra al primo minuto del secondo tempo: in pratica, i bianconeri non si sono presentati in campo. Nelle squadre che coltivano con legittimi motivi il sogno di vincere la Champions questi blackout non avvengono praticamente mai in tutto l’arco della competizione: alla squadra di Pirlo succede due volte nella stessa partita. E sempre all’inizio dei giochi, sintomo di una spina che non funziona nella testa dei giocatori. Non è che la corrente salta: non è proprio attaccata dall’inizio. Come in campionato, a dicembre con la Fiorentina, gol al 3’ e partita persa 3-0, o come a gennaio a San Siro nello scontro decisivo con l’Inter: lì era stato Vidal dopo dodici minuti appena. Ieri ci hanno pensato prima l’iraniano Taremi, poi il maliano Marega. E se vai sotto con certe squadre, la gara non la raddrizzi più. Certamente non con la banda di randagi pallonari di Sergio Conceicao, che hanno nella figura cattiva di Pepe colui che detta la linea politica in campo. Corsa, pressing e cattiveria: questi i segreti noti di una squadra capace di chiudere cinque delle sei gare del girone senza subire gol.

Eppure i bianconeri sono caduti nel trappolone. Pirlo dovrà spiegare, ma prima ancora dovrà capire il perché di queste assenze dei suoi nei momenti clou (in Supercoppa il Napoli aveva sciupato il rigore che avrebbe portato la gara ai supplementari). La faccia di Cristiano Ronaldo dopo il raddoppio era quella di milioni di tifosi juventini, increduli nell’assistere a quello che stava succedendo. Le telecamere inquadrano CR7 subito dopo il raddoppio del Porto: è sconsolato, e fa cenno con l’indice alzato, a evidenziare l’uno, il primo minuto. Come a dire: ancora al primo minuto?

Non si capacita. Aveva programmato che sarebbe stata la sua notte, a casa sua, in Portogallo. Ma i piani sono saltati e rischiano di svanire definitivamente se al ritorno la Juventus non saprà imparare dai suoi errori. Dal suo sbarco in bianconero, due eliminazioni, ai quarti due anni fa, agli ottavi lo scorso agosto. Sempre contro squadre sulla carta meno forti. Sulla carta d’identità, Ronaldo ha scritto 36 anni: gli resta poco tempo per aggiornare la Storia. Un po’ gliene ha regalato Chiesa col gol che nel finale tiene viva la qualificazione ai quarti.