Giuseppe Tassi

Balla l’Olimpico in un tripudio azzurro che cancella il Covid, le paure e anche il catenaccio ostinato della Turchia.

Parte bene l’Europeo di Mancini, sospinto del "Vincerò" di Bocelli e da una mongolfiera di palloni che vola verso il cielo.

La vittoria è figlia della qualità tecnica superiore, del palleggio ostinato e di un colpo di fortuna (l’autogol di Demiral) che spiana la strada alla banda azzurra. L’inizio é macchinoso con la squadra che fatica a trovare spazio nel ginepraio turco. Poi c’è un netto rigore negato dall’arbitro olandese Makkelie che nella vita fa il poliziotto ma qui fallisce la sua indagine. E cosi serve il colpo del destino per regalarci la vera Italia. Il centrocampo ritrova ritmo e personalità con Jorginho e Barella, Spinazzola diventa inafferrabile e Di Lorenzo, subentrato a Florenzi, lo imita sul lato opposto. Il raddoppio, con tap in di Inmobile, é figlio naturale di una squadra che improvvisamente accende il fuoco del calcio spumeggiante e immaginifico che Mancini ha insegnato ai suoi discepoli. Arriva puntuale il sigillo di Insigne, mentre l’Olimpico si abbandona a una gioia piena e vera. Come questo calcio, bello, pulito e divertente, capace di cancellare le ombre e le paure che troppo a lungo ci hanno tenuto in ostaggio.