di Leo Turrini A pensarci bene, si fa quasi fatica a crederci. Dai tempi in cui venne creato il Coni, cioè in pratica dall’epoca immediatamente successiva alla Seconda Guerra mondiale, beh, finalmente una federazione sportiva affiliata al comitato olimpico nazionale ha come presidente una donna. Qui ci sarebbe da sviluppare un lungo e imbarazzante discorso sul maschilismo imperante negli stadi, nelle palestre e nelle...

di Leo Turrini

A pensarci bene, si fa quasi fatica a crederci. Dai tempi in cui venne creato il Coni, cioè in pratica dall’epoca immediatamente successiva alla Seconda Guerra mondiale, beh, finalmente una federazione sportiva affiliata al comitato olimpico nazionale ha come presidente una donna.

Qui ci sarebbe da sviluppare un lungo e imbarazzante discorso sul maschilismo imperante negli stadi, nelle palestre e nelle piscine. Ma mi asterrò pudicamente dalla riflessione, limitandomi a salutare con stupita soddisfazione la notizia.

Allora. Ieri a Riccione la federazione italiana dello squash, disciplina moderna che a tanti e tante ha offerto una alternativa divertente al tennis, ha eletto alla presidenza la calabrese Antonella Granata.

L’evento, dicevo all’inizio e senza esagerare, ha una valenza storica. È un po’ come il superamento delle colonne d’Ercole, per una cultura (si fa per dire, eh) perennemente condizionata dal pregiudizio sessista.

Voglio dire questo. Lo sport italiano, per sua fortuna!, è stato onorato da meravigliose figure femminili. Già dalla prima metà del Novecento: penso con affetto alla stupenda Ondina Valla, oro olimpico nella atletica leggera ai Giochi del 1936, nella Berlino hitleriana. E poi ci sono state Novella Calligaris e Federica Pellegrini, Deborah Compagnoni e Sara Simeoni, Antonella Ragno e Valentina Vezzali (oggi al governo con Mario Draghi), solo per citare le donne d’Italia più popolari sul fronte dell’agonismo.

Era e resta bizzarro che, prima di Antonella Granata allo squash, mai una nostra federazione abbia nemmeno immaginato di poter affidare le sue sorti ad una donna. Ci sono preconcetti ardui da rimuovere. Ma come diceva James Bond in suo film, “never say never again”. Mai dire mai. Ci siamo arrivati. Ed era ora.

Giovanni Malagò, il presidente del Coni, ha esternato il suo entusiasmo ribadendo il suo impegno a favore di una sempre più accentuata presenza delle donne ai vertici dello sport azzurro.

Malagò è un amico caro ed è sicuramente in buona fede. Veda un po’ cosa altro può fare, visto che al Coni sono affiliate 44 federazioni. Ma di donna presidente ce ne sta una sola.