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31 mag 2022

Ferrari, Binotto tiene unito lo spogliatoio

Nessun processo interno dopo gli errori che sono costati il successo a Montecarlo: "Siamo una squadra, vinciamo e perdiamo insieme"

31 mag 2022
leo turrini
Sport
Charles Leclerc ha chiuso il gran premio di Montecarlo al quarto posto, furibondo
Charles Leclerc ha chiuso il gran premio di Montecarlo al quarto posto, furibondo
Charles Leclerc ha chiuso il gran premio di Montecarlo al quarto posto, furibondo
Charles Leclerc ha chiuso il gran premio di Montecarlo al quarto posto, furibondo
Charles Leclerc ha chiuso il gran premio di Montecarlo al quarto posto, furibondo
Charles Leclerc ha chiuso il gran premio di Montecarlo al quarto posto, furibondo

di Leo Turrini

"So che è banale, ma noi siamo una squadra. E una squadra vince assieme e perde assieme. Non ci servono processi, ci serve la voglia di imparare dagli errori".

Così, più o meno, ieri Mattia Binotto ha introdotto la consueta riunione tecnica del lunedì post Gran Premio. La frustrazione a Maranello ovviamente è enorme, ma netto è il rifiuto di qualunque tentazione…calcistica. Non ci sono teste da far rotolare, ecco. Semmai ci sono, questo sì, teste da far funzionare meglio.

L’autogol. Domenica a Montecarlo la Red Bull ha lanciato l’amo, quando ha fermato il messicano Perez per la prima sosta. E purtroppo, i ferraristi hanno abboccato, ingoiando con l’amo anche l’esca, la lenza, il mulinello, la canna e già che c’erano persino il pescatore. I Bibitari nel day after se ne sono pure vantati: "Abbiamo sfruttato l’opportunità che ci è stata gentilmente offerta".

Questi qui mettono addirittura il dito nella piaga.

Strateghi. È bene chiarire, a scanso di equivoci, che in Ferrari non esiste un responsabile unico per le decisioni che vengono prese ai box. Ci sono due ingegneri che hanno il compito di valutare nello specifico dati e situazioni: lo spagnolo Rueda e l’inglese di origini indiane Jain. Sono entrambi molto bravi e si coordinano con i colleghi che durante la corsa se ne stanno a Fiorano, all’interno del cosiddetto “remote garage”.

A Montecarlo, nella frenesia di un pomeriggio per tante ragioni sicuramente bizzarro, l’interpretazione dei fatti si è prestata alla conclusione peggiore.

Abitudine. È possibile che sui ferraristi stia pesando anche la mancanza di abitudine. Mi spiego: sono troppi anni che le Rosse non si giocano nulla di importante. Gli avversari probabilmente sono più scafati. E lo hanno dimostrato nella domenica monegasca. Su questo aspetto, che riguarda la tenuta psicologica del gruppo, c’è sicuramente da lavorare. Non a caso Binotto insiste molto sul valore della fiducia all’interno della squadra.

I piloti. Con Leclerc e Sainz c’era stato un lungo incontro nel tardo pomeriggio post Gran Premio. Il rapporto tra i due rimane buono, ma non sarebbe male aiutare lo spagnolo a comprendere che, in un campionato così tirato, non mancheranno ottime occasioni per lui, fermo restando che fin qui Carletto si è dimostrato sistematicamente più veloce e quindi ha il diritto di essere supportato (e non sopportato) dal collega.

Ci sarà tempo di riparlarne, prima dell’appuntamento di Baku.

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