Non sorride, Roberto Mancini. Perchè la tensione e l’emozione di una notte come questa ti trasformano in una maschera di marmo. Stremato, il ct. Consumato da 120 minuti di passione, timore, speranza di portarla a casa e poi disperazione quando Loca ha sbagliato e apoteosi sulla perfetta linea disegnata da Jorginho. Non sorride, il...

Non sorride, Roberto Mancini. Perchè la tensione e l’emozione di una notte come questa ti trasformano in una maschera di marmo. Stremato, il ct. Consumato da 120 minuti di passione, timore, speranza di portarla a casa e poi disperazione quando Loca ha sbagliato e apoteosi sulla perfetta linea disegnata da Jorginho. Non sorride, il ct, ma quando gli chiedono di tre anni fa, quando partì con il suo progetto e nessuno credeva possibile una finale europea, con stile si toglie in sassolino: "Io ci credevo. Credevo nei giocatori che avevo scelto per ricostruire l’Italia anche se pochi ci credevano. Anzi, non ci credeva nessuno. Io sapevo che con questi ragazzi avrei potuto fare buone cose e finora ci siamo riusciti. Si siamo felici di aver regalato delle belle serate agli agli italiani ma ne manca una ancora, una soltanto quindi dobbiamo stare calmi e pensare a questo. Manca ancora una serata".

Il ct pensa subito alla finale di domenica. Lui è così, il lavoro è il lavoro, si gioisce per pochi istanti e poi ci si rituffa: "Siamo stanchissimi, loro sono dei maestri del possesso palla, ci hanno messo in difficoltà ma abbiamo avuto molte occasioni, questo bisogna dirlo. Inghilterra o Danimarca? Non lo so io so solo che siamo in finale e abbiamo quattro giorni per recuperare e vedremo cosa accadrà. Se ho avuto paura? No ma sapevo che ci sarebbe stato da soffrire loro giovani o bravi, loro hanno speso molto, sull’uno a zero pensavo di fare il due a zero. Abbiamo avuto difficoltà alla pfine del primo tempo ma non ai supplementari". Arriva Donnarumma, in lacrime: "Solo noi sappiamo da dove siamo partiti e io da dove sono partito. Ora siamo in finale, questo è quello che conta".

p. f.