di Gianmario Bonzi L’esplosione con Di Mito, la svolta attraverso Castagnetti, la serenità ritrovata grazie a Matteo Giunta, dopo tanti cambi. Giunta che è diventato allenatore della più grande nuotatrice italiana di sempre, Federica Pellegrini, sei anni fa, nello scetticismo generale finanche esagerato, ma è riuscito nell’impresa di prolungare al meglio la carriera della "divina", assecondandola quando preferiva spingere meno o dedicarsi anche al dorso, per poi portarla in condizioni smaglianti a conquistare altri due ori iridati sui 200sl, tra Budapest 2017 e Gwangju 2019, l’ultimo con una sicurezza e una autorevolezza...

di Gianmario Bonzi

L’esplosione con Di Mito, la svolta attraverso Castagnetti, la serenità ritrovata grazie a Matteo Giunta, dopo tanti cambi. Giunta che è diventato allenatore della più grande nuotatrice italiana di sempre, Federica Pellegrini, sei anni fa, nello scetticismo generale finanche esagerato, ma è riuscito nell’impresa di prolungare al meglio la carriera della "divina", assecondandola quando preferiva spingere meno o dedicarsi anche al dorso, per poi portarla in condizioni smaglianti a conquistare altri due ori iridati sui 200sl, tra Budapest 2017 e Gwangju 2019, l’ultimo con una sicurezza e una autorevolezza impressionanti. Intervenuto su alla trasmissione Swim2U alla vigilia del Trofeo Sette Colli (via oggi, tutti i migliori italiani in acqua, diretta TV su RaiSport dalle 19), Matteo Giunta ha spiegato che "è una competizione per ritornare alla normalità. Il mio programma prevede una ripresa degli allenamenti a regime solo a partire da settembre. Vista la scadenza a lungo termine, era opportuno darci questa sorta di crono-programma. Ho deciso di seguire tale metodologia di allenamento per evitare che la gestione dei carichi creasse dei problemi", le sue parole. Per Pellegrini sarà una stagione particolare quella che si prospetta, essendo olimpica e verosimilmente l’ultima: "Con Federica ogni anno è stato un po’ a sé. Nel 2019, a esempio, non eravamo certi di nuotare il 200sl fino al Settecolli, proprio perché veniva da un anno di ripresa dopo il 2018 (alternativo, Ndr). Alla soglia dei 31 anni, bisognava capire quanto potesse reggere gli allenamenti. E’ stato un processo continuo che poi ha portato alla decisione di gareggiare, tenuto conto delle sue risposte in acqua. Quest’anno, dopo la vittoria bis al Mondiale, le aspettative sul suo conto sono cresciute in maniera esponenziale, però il nostro approccio è rimasto sempre lo stesso. Quando c’è stata la comunicazione del rinvio delle Olimpiadi, non è mancata la delusione perché lei stava seguendo fedelmente e con i tempi giusti la preparazione. Poi, vedendo il contesto nella sua totalità, non si è potuto far altro che accettare quanto stabilito". E quando verrà il momento di attaccare cuffia e costume al chiodo? "Lo accetterò, serenamente. Lei, secondo me, ha già fatto molto più di quello che si potesse pensare. Credo che mancherà tanto al nuoto italiano e mondiale". Come risponde il suo allenatore a chi sottolinea che la campionessa di Spinea avrebbe potuto vincere di più a livello olimpico? Così: "Nel 2004 Federica ha vinto l’argento nei 200sl con 1’58’’ e nel 2008 ha ottenuto l’oro in 1’54’’8; nel 2012 si trionfava con 1’53’’6, l’anno scorso ai Mondiali ci sono state quattro atlete che hanno nuotato 1’54’’. Parliamo di un’evoluzione notevolissima in questa specialità, come anche nella rana maschile. Se non ci fosse stato questo andamento, Federica avrebbe vinto sempre ai Giochi. II livello è molto alto, non è così semplice e poi succede sempre che alle Olimpiadi arrivino exploit clamorosi. Resta il fatto che se si va a guardare la costanza di rendimento, Pellegrini c’è sempre, finale o medaglia che sia. Ledecky ha vinto a Rio 2016, certo. Poi non si è più imposta, se vogliamo dirla tutta". Eh già...