La grande gioia degli azzurri che hanno riportato un titolo Europeo all’Italia a sedici anni di distanza dall’ultima volta: è il settimo trofeo continentale
La grande gioia degli azzurri che hanno riportato un titolo Europeo all’Italia a sedici anni di distanza dall’ultima volta: è il settimo trofeo continentale
ITALIA 3 SLOVENIA 2 (22-25, 25-20, 20-25, 25-20, 15-11) ITALIA: Galassi 6, Giannelli 3, Michieletto 17, Anzani 9, Pinali 12, Lavia 21, Balaso (L), Recine, Piccinelli (L), Romanò 11, Ricci 2, ne Sbertoli, Bottolo, Cortesia. All. De Giorgi. SLOVENIA: Ropret 3, Urnaut 10, Kozamernik 8, T. Stern 14, Czebulj 14, Pajenk 16, Kovacic (L), Stalekar, Mozic, Sket 1, Vincic, ne Z. Stern, Videcnik, Klobucar (L). All. Giuliani. Arbitri: Maroszek, Rodriguez Jativa. Note: durata set 32’, 32’, 30’, 32’, 18’ tot. 2h24’. Italia: ace 12, bs 25, m 10 , e 8. Slovenia: ace 9, bs, 16 m 8, e 7. di Doriano...

ITALIA

3

SLOVENIA

2

(22-25, 25-20, 20-25, 25-20, 15-11)

ITALIA: Galassi 6, Giannelli 3, Michieletto 17, Anzani 9, Pinali 12, Lavia 21, Balaso (L), Recine, Piccinelli (L), Romanò 11, Ricci 2, ne Sbertoli, Bottolo, Cortesia. All. De Giorgi.

SLOVENIA: Ropret 3, Urnaut 10, Kozamernik 8, T. Stern 14, Czebulj 14, Pajenk 16, Kovacic (L), Stalekar, Mozic, Sket 1, Vincic, ne Z. Stern, Videcnik, Klobucar (L). All. Giuliani.

Arbitri: Maroszek, Rodriguez Jativa.

Note: durata set 32’, 32’, 30’, 32’, 18’ tot. 2h24’. Italia: ace 12, bs 25, m 10 , e 8. Slovenia: ace 9, bs, 16 m 8, e 7.

di Doriano Rabotti

Anche i Fenomeni di Velasco iniziarono così. De Giorgi c’era e lo sa, è lui che lega due avventure incredibili, è lui che ha portato la meglio gioventù sul tetto d’Europa al termine di una notte pazzesca come questa estate azzurra, firmando la doppietta dopo il successo delle ragazze. Solo che questa vittoria è abbagliante e imprevista come quelle di Jacobs e della staffetta a Tokyo, in termini strettamente sportivi.

Sull’altro piano, quello della lezione al Paese, invece, vale quasi di più. Perché la vittoria arrivata in rimonta sugli avversari e sulle proprie debolezze è qualcosa che resterà per sempre nel cuore di questi ragazzi e di chi li ha visti superare i propri limiti e battere un’avversaria fortissima.

La partita si è incaricata presto di ricordare una legge ineludibile dello sport, che ogni giorno è diverso dall’altro. Chi si aspettava che fosse facile perché facile era sembrata la vittoria degli azzurri sugli sloveni nel girone di qualificazione, si sbagliava di grosso.

In tutti gli sport esistono gli avversari, e quando sono tecnicamente bravi e mentalmente pronti come Urnaut e i suoi fratelli, guidati peraltro da un bravo tecnico italiano come Giuliani, l’errore più grosso è credere che ci sia qualcosa di scontato.

L’Italia ha rischiato di perdere questa partita, tecnicamente, dalla linea di battuta, ma la differenza l’hanno fatta il cuore e il cervello. I ragazzi azzurri sono appunto ragazzi, bravissimi come Giannelli e Michieletto, come Lavia, ma con le loro discontinuità, tra voglia di strafare e alti a bassi d’umore che hanno spesso tolto lucidità.

Onestamente, vincere è stato un miracolo sportivo. A volte accadono, a volte prevalgono criteri sportivamente più logici: gli sloveni erano alla terza finale europea consecutiva con lo stesso gruppo, esperti e allo stesso tempo affamati. Le loro lacrime sono da rispettare e aumentano i meriti degli azzurri. Se c’era un momento in cui tutta la pressione che gli azzurri non hanno sentito prima era destinata a presentare il conto, era la finale per l’oro. De Giorgi ha trattato i suoi ragazzi come un padre che si fida dei suoi figli, senza alzare mai la voce, dando consigli di buon senso, facendo cambi quando era necessario e trovando ottime cose da chi è entrato, come Romanò devastante nel quarto e nel tie-break. Ognuno ha fatto la sua parte, come l’Italia quando sa vincere.