Rinascere nel fango: è la svolta di Fabio Aru. "Si, è vero: tornare nel ciclocross mi ha fatto benissimo. Era quello che ci voleva, mi ha restituito il sorriso e la gioia di correre", racconta il trentenne sardo. Riapparso cento giorni dopo l’ultima triste apparizione su strada, all’ultimo Tour, con un’altra veste e, soprattutto, un altro spirito: quello di un ragazzino che si diverte a pedalare fuoristrada. "Non avete idea di quanto mi diverta: per questo vorrei andare avanti ancora per qualche gara", aggiunge l’ex vincitore della Vuelta, che...

Rinascere nel fango: è la svolta di Fabio Aru. "Si, è vero: tornare nel ciclocross mi ha fatto benissimo. Era quello che ci voleva, mi ha restituito il sorriso e la gioia di correre", racconta il trentenne sardo. Riapparso cento giorni dopo l’ultima triste apparizione su strada, all’ultimo Tour, con un’altra veste e, soprattutto, un altro spirito: quello di un ragazzino che si diverte a pedalare fuoristrada.

"Non avete idea di quanto mi diverta: per questo vorrei andare avanti ancora per qualche gara", aggiunge l’ex vincitore della Vuelta, che dopo un calendario di minima (tre gare fra vecchio e nuovo anno) non esclude di poter partecipare al campionato italiano di Lecce e non scarta nemmeno l’ipotesi di essere al Mondiale avanzata dal ct del settore Fausto Scotti.

Aru, come nasce questa ripartenza?
"Era da un po’ che ci pensavo: l’idea di riprendere il cross mi frullava in testa già da un anno. L’ho fatto e basta. Non mi sbagliavo: sono felice, è stato come tornare a casa".

Cosa l’ha spinta a fare il passo decisivo?
"Avevo bisogno di ricominciare dalle cose più semplici e familiari, dalle persone con cui ho iniziato. Due in particolare: Andrea Cevenini, che per me è stato tecnico, manager e un po’ secondo padre quando dalla Sardegna venivo a Bologna nei weekend per fare cross, e Olivano Locatelli, il direttore sportivo che mi ha lanciato fra i dilettanti nella Palazzo".

Poi c’è Fausto Scotti, il ct che vorrebbe portarla al Mondiale di Ostenda a fine mese: le piace l’idea?
"E’ suggestiva, non lo nego, anche se ancora non c’è stata occasione di parlarne con Scotti, col quale ho da sempre un rapporto bellissimo. Chiaramente dovrò sentire anche il parere della mia nuova squadra, la Qhubeka Assos. A proposito: ringrazio i dirigenti che mi hanno permesso di tornare al cross, quelli nuovi e quelli della Uae, il mio precedente team".

Come si sente?
"Felice di correre, con la testa libera e il cuore leggero".

Cosa le piace del suo vecchio mondo?
"La gente che mi ha accolto: tutti davvero carini. Quanto affetto: balsamo per il mio cuore".

Sembra un altro Aru rispetto a quello che a inizio settembre, col ritiro al Tour, ha sigillato tre anni difficili e deludenti…

"Non vorrei parlarne, servirebbe un libro, e sarebbe anche faticoso scriverlo. Quel giorno in Francia è stato il più basso della mia vita di sportivo, sono finito in un buco nero. Ho imparato tante cose in questa fase negativa, sono maturato: ora preferisco guardare oltre, ricominciare piano piano con lo spirito che ho in questo momento".

Per arrivare dove?

"Per ora non mi pongo altro obiettivo che divertirmi: così tornerò a divertire. Voglio fare le cose con maggior leggerezza: non intendo meno bene, ma con un animo diverso".

Buon anno, Fabio

"Buon anno a tutti. Nessuno escluso".