Meno male che c’è Carletto! Dopo lo show in Austria, non c’è ferrarista che non si riconosca nella vitalità del Principe di Monaco. Ormai quella tra Leclerc e la Signora in Rosso è una storia d’amore. E dire che stiamo parlando di un pilota che ha alle spalle appena due stagioni piene di Formula Uno. Un novellino o quasi, capace però di prodezze da veterano. I sorpassi di domenica su Norris e Perez, nel finale di gara, sono figli del coraggio, certo!, ma anche della maturità del protagonista. Perché ci vuole testa, per...

Meno male che c’è Carletto! Dopo lo show in Austria, non c’è ferrarista che non si riconosca nella vitalità del Principe di Monaco. Ormai quella tra Leclerc e la Signora in Rosso è una storia d’amore.

E dire che stiamo parlando di un pilota che ha alle spalle appena due stagioni piene di Formula Uno. Un novellino o quasi, capace però di prodezze da veterano. I sorpassi di domenica su Norris e Perez, nel finale di gara, sono figli del coraggio, certo!, ma anche della maturità del protagonista. Perché ci vuole testa, per gestire il rischio, in un Gran Premio che nulla di buono prometteva per il ragazzo, stante la miseria del prodotto, la SF1000, che gli è stato affidato.

Insomma, tutti pazzi per Carletto. Un trionfo sui social. Un peana sui media. Accostamenti sempre più audaci ai miti del passato: ieri Marco Tronchetti Provera, il capo della Pirelli, ha scomodato addirittura Ayrton Senna.

Lui, il diretto Interessato, in mezzo a questo ambaradan si sforza di restare lucido. Domenica in Austria Leclerc era ovviamente contentissimo dell’exploit, ma molto preoccupato in tema di prospettive.

"Siamo troppo indietro – ha ripetuto mentre faceva lo slalom tra i complimenti –. Il risultato è venuto ma siamo consapevoli di dover lavorare duro per risalire la china. E non sarà semplice".

Tanto realista quanto ambizioso, Carletto. Vorrebbe lottare per il titolo, eppure si rende conto che il convento non offre granché.

La storia. Per inciso, Leclerc ha studiato le cronache Rosse. Sa che a Maranello hanno fallito fuoriclasse come Mansell, come Prost, come Alonso (a proposito: lo spagnolo che aveva lasciato il Circus della Formula Uno nel 2018 potrebbe annunciare a breve il ritorno nel 2021 con la Renault). Per tacere del disagio di Vettel, acuito ed esasperato dalla esplosione di Carletto medesimo.

Sicché, essendo improbabile una rimonta Ferrari nel presente e con forti dubbi anche sul 2021, quando si useranno le stesse auto di questo 2020, la domanda inquietante serpeggia tra le fessure di Maranello.

Saprà anche essere paziente, il Principe di Monaco?

L’auto. Qui, in verità, la risposta la deve dare Mattia Binotto, il capo del reparto corse. Questa SF1000 è indiscutibilmente figlia del suo staff. E non va. Meglio: per ora va più piano anche della McLaren e della Racing Point. Arriverà qualche novità nel corso dell’estate e già dal Gp di Ungheria, ma in Austria la Ferrari beccava più di un secondo al giro dalla Mercedes. Su una pista cortissima, per giunta. Che cosa accadrà a Silverstone?

Comunque, il meteo dice che domenica prossima in Austria potrebbe piovere. E pare che Carletto sia un fenomeno anche sul bagnato...