Aleksander Ceferin, presidente dell'Uefa dal 2016 (Ansa)
Aleksander Ceferin, presidente dell'Uefa dal 2016 (Ansa)

Era il lontano luglio del 1960, quando nacque il sogno europeo per nazioni. E proprio con gli Europei del 2021 (prima volta in un anno dispari, poiché Euro 2020, anno esatto dell’anniversario, fu rinviato a causa della pandemia da coronavirus), si celebrano i 60 anni dalla prima edizione della massima competizione continentale, che si disputa ogni quattro anni. Proprio per questo la Uefa ha deciso di organizzare una rassegna itinerante che coinvolgesse più nazioni, evento unico nella storia della kermesse.    

L'idea originale per festeggiare il 60esimo anniversario dalla nascita del torneo prevede che la fase finale abbia luogo in undici distinte città europee: Amsterdam (Paesi Bassi), Baku (Azerbagian), Bucarest (Romania), Budapest (Ungheria), Copenaghen (Danimarca), Glasgow (Scozia), Londra (Inghilterra), Monaco di Baviera (Germania), Roma (Italia)San Pietroburgo (Russia), Siviglia (Spagna).

La partita inaugurale si terrà all'Olimpico di Roma, mentre le semifinali e la finale si disputeranno allo stadio Wembley di Londra. Un'altra novità di questa edizione è che nessuna squadra si è qualificata di diritto come ospitante. E la formula delle qualificazioni ad Euro 2020 (seconda edizione a 24 squadre) è cambiata rispetto al passato: 20 nazionali sono approdate alla fase finale dai classici gironi; a queste si sono aggiunte le quattro semifinaliste della Nations League.

La storia: gli inizi in Francia nel 1960

Euro 60 si giocò in Francia: e non poteva essere altrimenti. Infatti, il padre della nuova affascinante sfida calcistica portava il nome di Henri Delaunay. Il dirigente francese, che ha messo lo zampino anche nell’ideazione della Coppa del Mondo e della Coppa dei Campioni, ha in serbo questo progetto già dal 1927, ma riesce a promuoverlo solo tanti anni dopo, quando diventa segretario della Uefa. Sfortuna vuole che non lo vedrà mai realizzato, perché gli Europei vengono approvati nel 1957, a due anni di distanza dalla sua scomparsa. Così fu un gesto spontaneo omaggiare quel grande visionario, intitolando la manifestazione ‘Coupe Henry Delaunay’.

Il clima internazionale del 1960 era ben diverso da quello odierno: nell’anno simbolo della decolonizzazione dell’Africa, l’Europa era frastornata dalla Guerra Fredda e, quasi a farlo apposta, il primo titolo lo conquistò l’Urss. Certo, era un torneo in cui si iscrissero 17 squadre e che fu impoverito dall’assenza di grandi potenze calcistiche (non parteciparono Germania, Italia e Inghilterra).

La formula prevedeva turni a eliminazione diretta con gare di andata e ritorno, mentre la fase finale (una sorta di Final Four che restò in vigore fino al 1976) si disputò dal 6 al 10 luglio tra il Parco dei Principi di Parigi e il Velodrome di Marsiglia. Nelle semifinali i padroni di casa finirono ko con la Jugoslavia e la Cecoslovacchia si arrese all’Unione Sovietica, che in finale trionfò per 2-1, celebrando la leggenda di Lev Jashin, considerato il più forte portiere del Ventesimo secolo e unico nel suo ruolo a vincere il Pallone d’Oro.

Chi ha vinto gli Europei e le curiosità

Jashin non è stato certo l’unico fuoriclasse che, nel corso dei decenni, ha incantato sui campi del principale parterre continentale. Così come non sono mancati gli aneddoti e le curiosità in questi lunghi 60 anni. Una celebre perla fu quella di Panenka, che portò in trionfo la sua Cecoslovacchia nel 1976, realizzando l’ultimo rigore della serie col celebre ‘cucchiaio’ (replicato da Totti nel 2000). Diamante raro da custodire, fu d’altro canto la rete in finale di Marco Van Basten che, nel 1988, fece godere gli olandesi. Particolare fu l’edizione in Svezia del 1992 dove, a sorpresa, si impose la Danimarca, ripescata in extremis a seguito della mancata partecipazione della Jugoslavia, a causa del conflitto nei Balcani. Ancora più stupefacente fu il successo della Grecia, in Portogallo, nel 2004.     

La classifica delle nazionali con più titoli continentali vede in testa Germania e Spagna con tre vittorie, Francia con due; Urss, Cecoslovacchia, Grecia, Olanda e Portogallo con uno. E l’Italia quale posizione occupa nell’albo d’oro degli Europei?

A differenza del campionato del mondo, dove gli azzurri hanno alzato al cielo la coppa per ben quattro volte, l’Europeo si è rivelato un torneo ben più ostico. L’unica vittoria è arrivata nell’edizione casalinga del lontano 1968, dopo la finale ripetuta contro la Jugoslavia (prima 1-1 e poi un perentorio 2-0). Sono state invece due le finali perse: quella maledetta del 2000, un bruciante ko per 2-1 contro la Francia (pareggio dei Blues in pieno recupero e Golden gol di Trezeguet ai supplementari) e quella senza storia del 2012, piegati 4-0 da una Spagna fenomenale.  

Albo d'oro Europei

1960 Urss

1964 Spagna

1968 Italia

1972 Germania Ovest

1976 Cecoslovacchia

1980 Germania Ovest

1984 Francia

1988 Olanda

1992 Danimarca

1996 Germania

2000 Francia

2004 Grecia

2008 Spagna

2012 Spagna

2016 Portogallo