di Paolo Grilli Nel calcio ‘liquido’ tanto in voga, tra moduli mutevoli e ruoli intercambiabili, ci può pure stare che la Juve non abbia definito già i posti di comando del suo futuro prossimo. Del resto, troppo dipende, del destino bianconero, dalla settimana che si apre oggi: sia moralmente che economicamente. C’è una Coppa Italia che si può ancora vincere contro l’Atalanta mercoledì, per mettere la migliore delle toppe a una stagione ormai maledetta. E c’è pure una...

di Paolo Grilli

Nel calcio ‘liquido’ tanto in voga, tra moduli mutevoli e ruoli intercambiabili, ci può pure stare che la Juve non abbia definito già i posti di comando del suo futuro prossimo. Del resto, troppo dipende, del destino bianconero, dalla settimana che si apre oggi: sia moralmente che economicamente. C’è una Coppa Italia che si può ancora vincere contro l’Atalanta mercoledì, per mettere la migliore delle toppe a una stagione ormai maledetta. E c’è pure una chance intatta di riguadagnarsi la Champions, anche dopo la vittoria del Napoli a Firenze che assomigliava molto a una pietra tombale sulle residue speranze della Signora di finire tra le prime quattro. Perché il pari inatteso del Milan col Cagliari, ieri sera, ha ancora rimescolato le carte in questa pazzesca volata.

Pirlo, ipoteticamente, può ancora ritenersi in corsa per salvare il proprio posto sulla panchina bianconera. Ma dovrebbe centrare entrambi i bersagli – Coppa Italia e pass Champions – ed è ovvio che questa combinazione rappresenta ora la meno pronosticabile.

"I programmi non si fanno aspettando i risultati di una o due partite ma guardando una stagione, più stagioni, più dinamiche che si sono succedute durante la stagione", aveva detto il capo dell’area tecnica bianconera Fabio Paratici prima della sfida di sabato con l’Inter. Ma ora il caso vuole proprio queste due gare ora rappresentino uno spartiacque epocale per il club: dal loro esito possono derivare scenari opposti. Lo stesso ds non è detto che rimanga, così come il presidente Agnelli.

Il bivio terribile non risparmia nemmeno i nuovi candidati alla panchina nel caso Pirlo fosse giubilato. Allegri o Zidane davvero accetterebbero una Juve da Europa League, pur con tutto il blasone che una stagione storta ha solo lievemente intaccato? E quanto volentieri si insedierebbe uno dei due al timone in un contesto di rifondazione, con grande attenzione ai costi?

Dubbi leciti che nessuno, prima di questa fatidica settimana, può risolvere.

A Pirlo arriva però un endorsemente gradito, quello di un Buffon prossimo al secondo e definitivo commiato ai bianconeri.

"Lui è arrivato in un momento storico difficilissimo – ha detto Gigi – perché dopo tanti anni arriva il momento del rinnovamento. Nello sport è inevitabile che dopo tanti anni arrivi e devi pagare dazio. Qualsiasi altro allenatore al posto di Andrea non avrebbe fatto meglio".