di Giulio Mola L’abbraccio con Lukaku dopo il primo gol a freddo di Lautaro, un’esultanza più vivace in occasione del 2-0, e poi l’incontenibile gioia dopo il terzo sigillo del belga: è in quel momento che Antonio Conte entra in campo seguendo lo scatenato Oriali e abbraccia i suoi come se quella partita la stesse giocando in maglietta e calzoncini. Un’immagine bellissima a coronamento di un lavoro lungo e complicato ma che comincia a dare i risultati sperati. Perché l’Inter di Conte sembra la Juve di Conte. Insomma, una squadra di Conte. E di solito...

di Giulio Mola

L’abbraccio con Lukaku dopo il primo gol a freddo di Lautaro, un’esultanza più vivace in occasione del 2-0, e poi l’incontenibile gioia dopo il terzo sigillo del belga: è in quel momento che Antonio Conte entra in campo seguendo lo scatenato Oriali e abbraccia i suoi come se quella partita la stesse giocando in maglietta e calzoncini. Un’immagine bellissima a coronamento di un lavoro lungo e complicato ma che comincia a dare i risultati sperati. Perché l’Inter di Conte sembra la Juve di Conte. Insomma, una squadra di Conte. E di solito le squadre di Conte vincono i campionati. E quella felicità a fine gara, con l’allenatore che si scambia il “five“ con l’amico Oriali e va a complimentarsi con tutti i suoi ragazzi, è l’immagine di un gruppo finalmente consapevole dei prori mezzi, la consacrazione di una squadra che dimostra di essere da scudetto. "Una gara perfetta, il lavoro paga, i ragazzi riconoscono sempre meglio le situazioni dopo un anno e mezzo insieme", le prime parole del tecnico salentino, uno che di solito evita di fare troppi complimenti. Ma stavolta gli elogi ci stanno proprio tutti, perché l’Inter pur rischiando qualcosa in avvio di ripresa ha dimostrato di essere forte davvero. Formazione compatta in difesa e devastante in contropiede. "E’ una vittoria che conferma che siamo in crescita costante - sottolinea Conte -. La squadra ha fornito una prestazione di grande livello e quando negli scontri diretti riesci a battere le più forti l’autostima cresce. Se si tratta della più bella vittoria da quando sono a Milano? Beh, mi auguro debba ancora arrivare.." La parola scudetto proprio non riesce a nominarla ("Diciamo solo che una società come l’Inter deve avere l’ambizione di vincere..", sorride), piuttosto Conte preferisce soffermarsi sulle prestazioni dei singoli: dai passi da gigante di Eriksen alla piacevole conferma di Perisic. Sembravano due campioni smarriti, bravo il tecnico a motivarli e a rilanciarli quando nessuno ci credeva. "Il mio compito è di portare tutti gli elementi a migliorare e ad entrare dentro le mie idee di gioco. La crescita di Eriksen, Perisic e di tutti mi rende orgoglioso. Il danese si è messo totalmente a disposizione e ha fatto una partita veramente bella, ha potenzialità incredibili". Piedi per terra, però. Il pericolo è dietro l’angolo. E Conte già pensa ai prossimi impegni contro Genoa e Parma: "A livello psicologico temo le due partite, i ragazzi lo sanno. Dovremo cercare di restare in vetta alla classifica il più a lungo possibile. I prossimi 180 minuti ci dirammo che vogliamo fare da grandi". Chiusura con un ringraziamento speciale, ai grandi assenti: "Dedichiamo la vittoria ai tifosi perché l’accoglienza allo stadio è stata da brividi. E poi a Mauro Bellugi, la cui scomparsa ha fatto male a tutti".