Enzo Ferrari e Fiamma Breschi
Enzo Ferrari e Fiamma Breschi

Firenze, 14 maggio 2017 - UN AMORE all’asta. Dozzine e dozzine di lettere appassionate, vergate con quella penna a inchiostro viola che era un marchio di fabbrica, anzi, era l’autografo dell’anima. Meglio: del cuore. Il 29 maggio a Firenze la Maison Bibelot valuterà le migliori offerte per una documentazione rara ed esclusiva: il sentimento che legò Enzo Ferrari a Fiamma Breschi, dalla fine degli anni Cinquanta al 1988, quando il Drake di Maranello si congedò dalla vita terrena.
È una storia delicata e intrigante. La conosco benissimo. Proverò a raccontarla.
 
LA TELEFONATA. Nel 2002 ho pubblicato la prima edizione della fortunata biografia di un grande italiano del Novecento. Ferrari, appunto. Il libro era appena uscito quando ricevetti una telefonata. Una voce femminile veniva dal passato. Per difenderlo. «Sono Fiamma Breschi, sono l’unica donna che Enzo ha davvero amato. Come mai mi ha dedicato appena una citazione, sia pure affettuosa?». Risposi che avevo scelto di non frugare tra le lenzuola di un Mito, concentrandomi solo su Laura Garello e Lina Lardi. Le madri dei figli del Commendatore, Dino e Piero. La signora sospirò: «Allora ha fatto bene. Però lo sa che lui avrebbe voluto addirittura sposarmi?».
 
IL DRAMMA. Lo sapevo. Fiamma, con la sua bellezza sconvolgente, era entrata nella esistenza del Drake in un momento particolare. Affascinante e colta, la Breschi veniva dalla Toscana e dalle sfilate di moda. Aveva anche partecipato a una finale di Miss Italia, sfiorando la vittoria. Poi si era invaghita di Luigi Musso, romano, pilota di Formula Uno. Una passione devastante, infinita. Musso guidava la Ferrari e Fiamma lo scortava negli autodromi. Morì in pista a Reims, in Francia. Nel 1958. La ragazza ebbe una reazione figlia della disperazione: tentò il suicidio, sventato dall’intervento della compagna di Juan Manuel Fangio, l’eroe sudamericano delle corse.
 
IL SOGNO. Enzo Ferrari, a scanso di equivoci, ha amato tantissimo le donne. Solo per l’universo femminile accettava di dimenticare, per brevi attimi, la magnifica ossessione delle automobili. La tragedia di Musso, coincisa nella stessa gara con la vittoria di un’altra Rossa, gli costò polemiche infinite. Lo accusarono di considerare un successo sul traguardo più prezioso di una vita umana.
Di Fiamma, il Drake aveva notato la sfolgorante bellezza quando era la fidanzata del driver. Era rimasto colpito. E fece una cosa insolita, per un uomo come lui, abituato a non piangere le vittime della competizione estrema: le scrisse una lettera. Con l’inchiostro viola. La prima. Di una lunghissima serie.
 
L’AMORE. Lei rispose. Cercava di ritrovare un senso alle cose della vita. Le corse, ecco, le piacevano ancora. «Io sono morta con Musso – mi disse in quella telefonata –. Ma dovevo pure andare avanti». Avanti ci andò accettando il corteggiamento assiduo di un uomo che poteva essere suo padre. Ferrari le comprò casa tra Bologna e Firenze, sull’Appennino, per averla più vicina. E quando non riusciva a vederla le scriveva. Anche due missive al giorno, consegnate dall’autista di fiducia.
 
IN PISTA. Dal 1962 Mauro Forghieri era il capo del reparto corse del Cavallino. «Stavamo a Montecarlo per il Gran Premio – racconta l’ingegnere –. Si presentò una donna con una busta. Era un messaggio personale di Ferrari per me. Mi pregava di accogliere Fiamma nel nostro box e di accogliere ogni sua richiesta. Io compresi al volo. Continuammo a vederla per anni. In azienda sapevamo di quell’amore e lo rispettavamo, tacendone».
 
I SEGRETI. La Breschi, credo senza esagerare, ha poi narrato di essere stata, per Enzo, molto più di una distrazione. «Sono stata la sua maestra di stile, prima di incontrarmi girava coi calzini corti e le bretelle – ha spiegato divertita –. Gli ho insegnato l’eleganza e mi ascoltava anche sulle scelte aziendali, gli suggerii un certo tipo di giallo come colore di un’auto da strada, lui ci pensò su e mi diede ragione...». 
La storia segreta ebbe i suoi alti e bassi, com’è normale. Ferrari la amava e la cercava, nelle missive che andranno all’asta la chiamava ‘stella’, svelava un tratto romantico che pochi avrebbero osato attribuirgli. Lei, dopo la sua scomparsa, scrisse un libriccino, sparito in fretta dagli scaffali e fu un peccato. Enzo e Fiamma vissero una emozione fluttuante e molto hollywoodiana, tanto che Michael Mann, grande regista del cinema Usa, da ‘Heat’ a ‘Collateral’, mi fece leggere una sceneggiatura dedicata al loro sentimento. Si amarono colmando vuoti di esistenze segnate dalla infelicità e dalla impossibilità di aversi fino in fondo.
In quelle lettere all’asta, in fondo, c’è la cronaca di una dolcissima illusione.