La rassegnazione di Zlatan Ibrahimovic, 40 anni, per un Milan in chiara difficoltà
La rassegnazione di Zlatan Ibrahimovic, 40 anni, per un Milan in chiara difficoltà
di Giulio Mola La risposta all’Inter è arrivata. la più inattesa. Il Napoli vince la supersfida “incerottata” col Milan, aggancia i rossoneri al secondo posto (a -4 dalla vetta) e consegna il titolo di campione d’inverno proprio ai nerazzurri con una giornata d’anticipo. Per Pioli resta il tabù Spalletti (mai un successo in 9 gare), per Ibra e soci arriva il primo ko stagionale in uno scontro diretto, deciso soprattutto dagli episodi: perché il Milan paga a carissimo prezzo una disattenzione sul primo calcio d’angolo del match e non è fortunato al novantesimo quando il gol del pareggio viene annullato...

di Giulio Mola

La risposta all’Inter è arrivata. la più inattesa. Il Napoli vince la supersfida “incerottata” col Milan, aggancia i rossoneri al secondo posto (a -4 dalla vetta) e consegna il titolo di campione d’inverno proprio ai nerazzurri con una giornata d’anticipo.

Per Pioli resta il tabù Spalletti (mai un successo in 9 gare), per Ibra e soci arriva il primo ko stagionale in uno scontro diretto, deciso soprattutto dagli episodi: perché il Milan paga a carissimo prezzo una disattenzione sul primo calcio d’angolo del match e non è fortunato al novantesimo quando il gol del pareggio viene annullato da Massa dopo consultazione col Var. Tutto ciò a conferma di un momento è difficile: appena 8 punti nelle ultime 7 gare.

Tanti gli assenti sui due fronti nella gelida e sfuocata notte milanese, senza stelle e stelline. Per Pioli il tema infortuni è ormai una costante dall’inizio della stagione. Oltre a Calabria, Kjaer, Leao e Rebic ieri si è aggiunto pure il febbricitante Theo Hernandez (Ballo-Touré al suo posto). Spalletti (senza Koulibaly, Mario Rui, Fabian Ruiz, Oshimen e Insigne) a sorpresa schierava l’ex Petagna in avanti.

Pronti via, e dopo quattro giri di lancette il Napoli illumina San Siro: sull’angolo di Zielinski bravo Elmas ad anticipare di testa Tonali e a infilare Maignan. Sotto choc per alcuni minuti, il Milan soffre l’intensità dei partenopei. Con Diaz “ingabbiato” da Demme i rossoneri costruiscono poco, e devono affidarsi a qualche giocata individuale per impensierire Ospina: sul morbido cross di Ballo-Tourè (17’) Ibrahimovic di testa sfiora il palo nell’unica occasione del primo tempo in cui gli arriva un pallone decente. Un lampo, cui ne seguirà un altro (34’) quando Florenzi con un bel sinistro dalla distanza manca di poco il bersaglio. Ma il Milan è tutto qui, perché gli errori in fase di palleggio sono tanti, perché Kessie soffre la forza fisica di Anguissa, e perché in avanti si sente l’assenza di gente di qualità. Al Napoli, invece, basta eseguire il “compitino”, quindi difendersi con ordine oppure alzare il pressing e ripartire col solito Zielinski e il mobilissimo Lozano.

Il primo tiro dei rossoneri nello specchio arriva dopo tre giri di lancetta nella ripresa, con Ibrahimovic che di sinistro impegna Ospina. Più intensità e determinazione dei rossoneri, si vede finalmente Messias, ma più spazi anche pèr i partenopei in contropiede (Tomori salva prima su Petagna e poi su Lozano). Dopo un quarto d’ora Pioli si gioca le ultime carte: Giroud e Saelemakers per 4-4-2 molto offensivo. Un azzardo che non viene premiato (anche se Messias spaventa Ospina dal limite) perché i rossoneri faticano a gestire il pallone in mezzo al campo e il Napoli sfiora il raddoppio con Petagna. Dall’altra parte, invece, pochi i cross per Giroud e quando casualmente il pallone arriva fra i piedi di Ibra lo svedese non ha la prontezza per metterlo in porta. Poi il gol di Kessie e l’urlo di gioia che resta strozzato in gola per un fuorigioco di Giroud sentenziato dal Var. Il danno e la beffa. Per il Milan non poteva andare peggio.