L’abbraccio tra Alexis Sanchez (doppietta e cinque gol in campionato) con Romelu Lukaku che gli ha fornito la palla d’oro per il raddoppio
L’abbraccio tra Alexis Sanchez (doppietta e cinque gol in campionato) con Romelu Lukaku che gli ha fornito la palla d’oro per il raddoppio
di Mattia Todisco Più sei. Soffrendo come talvolta serve, perché non sempre può finire 3-0. Basta il 2-1, contro il Parma penultimo. Risultato pesante, manda il Milan a tre vittorie di distanza e permette di avvicinarsi alla sfida con l’Atalanta col morale alto. La sfida la risolve Sanchez, autore di una doppietta, contro cui non basta il tentativo di recupero firmato da Hernani. "Una partita difficile, ma bisogna lottare per vincere lo scudetto e noi abbiamo preso la strada giusta. Pensiamo a noi, a non sbagliare perché è così che come gruppo siamo cresciuti...

di Mattia Todisco

Più sei. Soffrendo come talvolta serve, perché non sempre può finire 3-0. Basta il 2-1, contro il Parma penultimo. Risultato pesante, manda il Milan a tre vittorie di distanza e permette di avvicinarsi alla sfida con l’Atalanta col morale alto. La sfida la risolve Sanchez, autore di una doppietta, contro cui non basta il tentativo di recupero firmato da Hernani. "Una partita difficile, ma bisogna lottare per vincere lo scudetto e noi abbiamo preso la strada giusta. Pensiamo a noi, a non sbagliare perché è così che come gruppo siamo cresciuti tanto. Molti compagni sono migliorati dopo la finale persa in Europa League", sentenzia il cileno. Parma è stata spesso la terra del buio, nel passato interista. Il Tardini uno stadio che non si riusciva mai ad espugnare (sedici gare in fila senza vittorie a cavallo tra gli anni ‘90 e 2000). Gli uomini di Conte sono consapevoli di dover sfruttare un’opportunità lasciata dal Milan, quella di mettere strada in più prima che gli inseguitori possano appaiarsi.

È un pensiero che sembra prendere testa e gambe in avvio. Manca precisione, la tattica attendista che nelle ultime tre gare ha pagato diventa un’arma a doppio taglio perché schiaccia i nerazzurri e non trova sfogo in contropiede. Il Parma crea le sue chance, Handanovic para su Kurtic e Man sfiora il palo con una contorta girata di testa, mentre nell’area opposta le folate di Hakimi non trovano mai qualcuno capace di metterci il piede nel modo giusto per deviare a rete. Valenti fa bella figura contro Lukaku, gli sporca le sponde e le conclusioni, approfittando di una versione opaca del centravanti. D’Aversa non predispone barricate, anche se nella ripresa abbassa nettamente il baricentro, forse in ricordo di partite in cui l’Inter ha sofferto contro Shakthar, Udinese, Sampdoria. Tutte formazioni che all’estetica hanno preferito la praticità del rannicchiarsi per escludere praterie di campo contro i possenti cavalli del motore interista. Il tappo salta allorché Sanchez sfrutta bene un rimpallo e batte Sepe, nonostante un disperato tentativo di Gagliolo. Il palcoscenico si ribalta, diventa ideale per gli ospiti e indigesto agli emiliani, a cui mancano troppe pedine per riempire i buchi su una scacchiera in cui Lukaku può scatenare potenza, a cui unisce l’intelligenza ideale per fornire al compagno di reparto i prodromi della doppietta. A questo punto la palla dovrebbe essere messa in banca aspettando gli interessi ed è forse per questo che Conte inserisce Vidal per Eriksen, anche se il cambio arriva quando il danese è in netta crescita. Al contrario, D’Aversa chiama i suoi al tutto per tutto e con Hernani si regala una speranza per il finale. Entra anche Pellé, un soldato di Conte agli Europei 2016 all’esordio con il Parma. Conte lo saluta sorridente al triplice fischio. È il segnale che il fortino nerazzurro ha resistito.