di Doriano Rabotti La bandiera che porterà Paola Egonu è quella del mondo, ma è anche quella del futuro. Ancora prima di poter gareggiare per una medaglia alla portata delle ragazze dell’Italvolley, l’opposto azzurro ha già ottenuto la vittoria più importante. Ieri è stata nominata tra i portabandiera dal Cio, il Comitato olimpico mondiale, ed è un po’ come andare in Champions League senza aver prima vinto lo scudetto, dato che la Egonu era stata in corsa per portare il tricolore in rappresentanza dell’Italia, ma alla fine il Coni aveva scelto Jessica Rossi ed Elia Viviani, per la regola interna che privilegia chi...

di Doriano Rabotti

La bandiera che porterà Paola Egonu è quella del mondo, ma è anche quella del futuro. Ancora prima di poter gareggiare per una medaglia alla portata delle ragazze dell’Italvolley, l’opposto azzurro ha già ottenuto la vittoria più importante. Ieri è stata nominata tra i portabandiera dal Cio, il Comitato olimpico mondiale, ed è un po’ come andare in Champions League senza aver prima vinto lo scudetto, dato che la Egonu era stata in corsa per portare il tricolore in rappresentanza dell’Italia, ma alla fine il Coni aveva scelto Jessica Rossi ed Elia Viviani, per la regola interna che privilegia chi i Giochi li ha già vinti. L’unica trasgressione fu Carlton Myers.

Lei, la Egonu, ci aveva sperato perché capisce pienamente la carica simbolica del ruolo. Sarà rimasta delusa, ora è stata ricompensata con gli interessi dalla nuova nomina ad ambasciatrice dei valori olimpici dello sport del pianeta. Al di là della colonna sonora dei complimenti istituzionali, per l’Italia questa scelta vale già mezzo medagliere. Perché se è vero che le Olimpiadi sono diverse da ogni altro evento sportivo mondiale perché permettono l’integrazione dei sogni sublimata nello sforzo fisico e mentale, allora Paola Egonu è una perfetta sintesi di tutte le spinte che nel mondo moderno possono dividere, eppure in alcuni casi miracolosamente diventano il collante di una vita più ricca. Per chi la vive e per chi la guarda.

Senza troppe ipocrisie: Paola è un simbolo forte perché è un’ottima sportiva, certo. Forse la miglior giocatrice di volley al mondo, oggi. Ma lo è molto di più in quanto un’italiana nata a Cittadella di Padova da genitori nigeriani, cresciuta sfidando anche episodi di razzismo. Il nero della pelle e l’arcobaleno delle sue scelte si mescolano all’azzurro: a soli 22 anni Paola ha già sfidato il (pre)giudizio mediatico volando alto sopra tutti i muri quando ha dichiarato di avere una fidanzata, e poi di non escludere di poter un giorno amare un uomo. Ieri ha addirittura realizzato una sintesi ben più importante, in un paese come il nostro che è ancora alle prese con tanti problemi di identità. Perché la gioia della ragazza è comprensibilissima: "Sono molto onorata per l`incarico che mi è stato dato da parte del Cio, mi ha fatto emozionare appena il presidente Malagò me l`ha detto, perché mi ritrovo a rappresentare gli atleti di tutto il mondo ed è una grossa responsabilità: attraverso me esprimerò e sfilerò per ogni atleta di questo pianeta". E quasi fisiologici sono i complimenti del sottosegretario allo sport Valentina Vezzali. Ma più emblematiche sono le parole del governatore del Veneto Luca Zaia, leghista convinto: "Non c’è figura migliore di Paola Egonu, come donna e come atleta, per portare alla cerimonia di apertura di Tokio 2020 la bandiera a cinque cerchi, un grande simbolo mondiale di fratellanza e lealtà. Paola è il simbolo di quanto di meglio lo sport e la società contemporanea possano presentare oggi: donna coraggiosa dentro e fuori il campo, esempio di perfetta integrazione".

E insomma forse il mondo lo sta già cambiando, questa regina dello sport e della vita.