Lorenzo Sonego, torinese di 26 anni, da domani salirà al numero 28 del ranking
Lorenzo Sonego, torinese di 26 anni, da domani salirà al numero 28 del ranking
di Paolo Franci C’è stato un momento in cui Lorenzo ha guardato il Diavolo negli occhi e vi ha letto la paura. Il secondo set è appena finito in trionfo, con quell’arrampicata pazzesca sul tie-break. Inizia il terzo, serve Djokovic e Lorenzo Sonego porta a casa un incredibile 0-40. Pare l’incipit di un’avventura storica che può diventare leggenda. E invece è la fine. Il Diavolo da lì in poi, in quattro turni di servizio, non perderà più un 15, chiudendo il set 6-2, dopo aver vinto il primo 6-3 e perso il secondo al tie break. E il Diavolo, appena finita la battaglia, abbraccia a lungo Sonego, lo coccola quasi, omaggio più bello e sentito per un avversario di grande coraggio e talento. Quel Diavolo è il numero uno al mondo, Nole Djokovic, che oggi scenderà in campo per giocare la sua 12esima finale a Roma contro...

di Paolo Franci

C’è stato un momento in cui Lorenzo ha guardato il Diavolo negli occhi e vi ha letto la paura.

Il secondo set è appena finito in trionfo, con quell’arrampicata pazzesca sul tie-break. Inizia il terzo, serve Djokovic e Lorenzo Sonego porta a casa un incredibile 0-40. Pare l’incipit di un’avventura storica che può diventare leggenda. E invece è la fine. Il Diavolo da lì in poi, in quattro turni di servizio, non perderà più un 15, chiudendo il set 6-2, dopo aver vinto il primo 6-3 e perso il secondo al tie break. E il Diavolo, appena finita la battaglia, abbraccia a lungo Sonego, lo coccola quasi, omaggio più bello e sentito per un avversario di grande coraggio e talento.

Quel Diavolo è il numero uno al mondo, Nole Djokovic, che oggi scenderà in campo per giocare la sua 12esima finale a Roma contro il suo avversario più classico, Rafa Nadal, che ha battuto il gigante Reilly Opelka con un doppio 6-4. Anche lo spagnolo che è a caccia del decimo titolo romano – è alla 12esima finale al Foro. Il conto dei precedenti è quasi un testa a testa: 29 vittorie del Diavolo serbo, 27 di Rafa, mentre nel conto delle finali romane siamo 3-2 per Nadal.

Nole arriva alla finale certamente più stanco, perchè ieri mattina ha dovuto costruire una vittoria molto sofferta e complicata (4-6, 7-5, 7-5) contro Stefanos Tsitsipas, nel proseguio del match interrotto per pioggia venerdì. E poi ha affrontato un Lorenzo Sonego che, pur sconfitto, è già nella storia. E, soprattutto, nel torneo in cui ci si aspettava l’esplosione dei vari Sinner, Berrettini o Musetti, ha capito di potersela giocare alla pari con i migliori al mondo dopo aver messo il numero uno in grande, grandissima difficoltà almeno per un set.

Lorenzo ha costruito un vero e proprio capolavoro qui a Roma, battendo prima il numero 4 del mondo Dominic Thiem e poi, ieri in mattinata, abbattendo il numero 7 del ranking Atp Andrej Rublev (3-6, 6-4, 6-3) smontandone tennis e certezze con una grinta, una determinazione e soluzioni tattiche impressionanti. Rublev non dimenticherà facilmente il modo in cui Lorenzo gli ha spezzato il gioco con continue smorzate e velenosi colpi in back. E neanche quell’incubo nel quale, ogni volta che Lorenzo sembrava sul punto di cedere, tornava ad arrampicarsi sul match come una lucertola tra i sassi. E che peccato non vi sia stato il pienone di pubblico, anche se quello che ha accompagnato il tennista italiano prima alla Grand Stand Arena, poi sul Centrale in serata contro Djokovic, è letteralmente impazzito per lui – censurabili solo alcuni episodi, come quel tipo che ha urlato ’doppio fallo!’ a Nole mentre serviva beccandosi un applauso ironico del serbo – risfoderando il ’poppoppoppo" del Mondiale del 2006 di calcio, urlandogli "Faje er cucchiaio!" e cantando di continuo "Lo-re-nzo" con ritmica delle mani.

’Lore’, o ’Lollo’, come è stato ribattezzato qui, ha flirtato con il suo pubblico, chiamandolo a braccia alzate nei momenti più tirati e decisivi dei due match e ballando, addirittura, un ritmo sudamericano alla fine del match con Rublev accompagnato dalla gente in visibilio sulle tribune dell’Arena.

E, pur sconfitto a un passo dal sogno più grande dopo aver perlomeno infastidito il DIavolo, Lorenzo esce da questo torneo, vero, ma entra nella storia. Solo quattro uomini in tinta tricolore erano riusciti a centrare la semifinale nell’era Open, cioè dal 1969. E quegli uomini si chiamano Adriano Panatta, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli – gli eroi degli anni 70 che vinsero anche la Davis – e l’attuale capitano di Coppa Davis Filippo Volandri. Questo per dire che razza di impresa abbia centrato Sonego, che da lunedì sarà numero 28 del mondo, miglior risultato di classifica in carriera e terzo italiano del ranking dietro a Berrettini e Sinner.

La polacca Iga Swiatek e la ceca Karolina Pliskova sono invece le finaliste del femminile. In semifinale la Swiatek, 19 anni, ha battuto la 17enne statunitense Coco Gauff 7-6, 6-3. La Pliskova, numero 9 ha superato Petra Martic con il punteggio di 6-1, 3-6, 6-2. Per la Pliskova si tratta della terza finale consecutiva a Roma dove ha vinto nel 2019.