Una volta Enzo Ferrari lo salutò dicendogli: "Ecco qua il mio velocissimo ministro della Pubblica Istruzione!". Ed era un complimento doppio, figlio dell’ammirazione che il costruttore aveva per un pilota vecchio stampo, capace di coniugare la passione per le corse e una vita da persona normale. Normalissimo, in effetti, era Nino Vaccarella, Ninni per tutti, spentosi ieri a 88 anni nella sua Sicilia. Giustamente l’avvocato Montezemolo lo ha ricordato come uno dei protagonisti più nobili della...

Una volta Enzo Ferrari lo salutò dicendogli: "Ecco qua il mio velocissimo ministro della Pubblica Istruzione!". Ed era un complimento doppio, figlio dell’ammirazione che il costruttore aveva per un pilota vecchio stampo, capace di coniugare la passione per le corse e una vita da persona normale.

Normalissimo, in effetti, era Nino Vaccarella, Ninni per tutti, spentosi ieri a 88 anni nella sua Sicilia. Giustamente l’avvocato Montezemolo lo ha ricordato come uno dei protagonisti più nobili della storia romantica del Cavallino. E non si tratta di un’esagerazione.

Vaccarella aveva scoperto l’amore per le corse arrampicandosi sulle strade imbiancate della Sicilia contadina. Era un protagonista delle gare in salita ma presto il suo nome arrivò all’orecchio di Ferrari. C’era, nel profondo Sud, un artista del volante che meritava di essere sperimentato in competizioni di ben altro livello.

Così fu. Vaccarella venne inserito nella squadra che disputava le prove di durata, quelle riservate alle vetture con le ruote coperte, come si dice in gergo. Si dimostrò formidabile: vinse con la Ferrari una 1000 chilometri del Nurburgring, una 12 Ore di Sebring, persino una mitica edizione della 24 Ore di Le Mans.

Ma la cosa straordinaria era un’altra. In un mondo di professionisti, driver a tempo pieno, il pilota siciliano tale non era. Infatti, dopo essersi laureato in giurisprudenza, aveva iniziato a lavorare come insegnante in una scuola privata gestita dal padre. E successivamente ne era addirittura diventato preside! Ciò nonostante, malgrado fosse amabilmente distratto da registri e pagelle, era apprezzatissimo dagli ingegneri come Mauro Forghieri e dai colleghi come Bandini e Andretti. Perché Ninni possedeva un istinto di guida naturale, affinato su quelle curve strette di una Sicilia che si portava nel cuore.

Non a caso, le vittorie cui rimase più legato furono quelle che conquistò sul traguardo della mitica Targa Florio. Ne ottenne tre, l’ultima nel 1975, dividendo il volante di una Alfa Romeo con l’esuberante Arturo Merzario.

Ho conosciuto Vaccarella nel 2013. Si scomodò da Palermo per salire fino a Modena. Non voleva mancare all’inaugurazione del museo dedicato ad Enzo Ferrari. I suoi racconti, intrisi di una nostalgia comprensibilissima, erano fantastici. Contenevano le emozioni di un uomo che aveva trovato un giusto quanto imprevedibile equilibrio tra le esigenze della persona comune e gli stimoli irresistibili dell’artista della velocità.

Ninni Vaccarella è stato un grande.

Leo Turrini