Pochi sanno che il 55 che Carlo Sainz porterà per la prima volta sulla carrozzeria di una Ferrari è tutta colpa di... Seb Vettel. Lo spagnolo infatti fin da bimbo ha sempre corso con il 5, numero che predilige: ma una volta arrivato in F1 alla Toro Rosso ha trovato la casella occupata da un certo... Seb Vettel. E da lì la scelta che lui stesso ha spiegato: "Ho pensato a quel punto di usare il 55 – raccontò – sia perchè di fatto doppiava il mio numero preferito, sia perchè è un po’ una variante...

Pochi sanno che il 55 che Carlo Sainz porterà per la prima volta sulla carrozzeria di una Ferrari è tutta colpa di... Seb Vettel. Lo spagnolo infatti fin da bimbo ha sempre corso con il 5, numero che predilige: ma una volta arrivato in F1 alla Toro Rosso ha trovato la casella occupata da un certo... Seb Vettel. E da lì la scelta che lui stesso ha spiegato: "Ho pensato a quel punto di usare il 55 – raccontò – sia perchè di fatto doppiava il mio numero preferito, sia perchè è un po’ una variante grafica della doppia S che stanno tra il mio nome e cognome". In pratica, il gioco grafico è fatto: Carlo55ainz. Una sorta di Bo77as in salsa rossa. Il 55 però per la Ferrari è una novità assoluta. Mai una macchina del Cavallino ha portato questo nuero, nè è mai stato scelto dai 95 piloti che si sono alternati dal 1950 al 2020 sul sedile della Rossa. Ma questo numero ha comunque una storia in F1. Il suo debutto data proprio il 1950 quando fu utilizzato da Troy Ruttman nella 500 Miglia di Indianapolis che allora faceva parte del calendario iridato. Una serie di ritiri poi convinse gli scaramantici piloti ad evitare accuratamente il numero doppio. Brutti scherzi la scaramanzia. E dire che per gli studiosi della materia il numero si abbina alla musica: ovvero emozioni, anima, armonia, perfino poesia e arte. Così è per la Smorfia e per la Cabala. Ma in pista bisogna aspettare il 1974 e Mario Andretti per rivedere il doppio 5. Poi toccò a Jean Pierre Jarier, con la Lotus, fare un paio di gare con il 55, prima di un’altra misteriosa sparizione per ben 37 anni. Il vuoto in realtà si spiega anche con il fatto che i numeri per tanti anni sono stati assegnati stabilmente ai team: con poche possibilità di variare. Un po’ come nel calcio quando in campo si scendeva con una numerazione dall’1 all’11 che poco spazio concedeva anche alla fantasia: se avevi il 2 difficilmente finivi il campionato da capocannoniere. Poi con la liberalizzazione delle maglie nel calcio ne abbiamo viste di ogni colore e di pari passo anche la F1, di per sè incline alla spettacolarizzazione di qualsiasi dettaglio, non poteva essere da meno. La rossa ha perso per esempio il numero 27, per anni fedelissimo compagno di viaggio. E sono arrivati il 7 di Raikkonen (ben prima di Ronaldo eh!), il 5 di Vettel ed il 16 di Leclerc. Ora inizia una nuova storia con il numero 55. Chissà che musica saprà regalare il pilota di Madrid che tra la puerta del Sol e Barajas porta un po’ di sangue paterno e un po’ di mito asturiano con Alonso nel cuore.