Italo Cucci

arigi val bene un Messi" ha titolato “L’Èquipe”. M’aspettavo di meglio che una citazione del cattolico convertito Enrico IV per un evento strepitoso promosso da un emiro del Qatar. Direi un titolo cantabile, alla parigina, o un semplice “Meoui”, Messí. Battute a parte, va da sè che l’attesa planetaria (e maligna), adesso, è vedere come farà il Paris-Saint Germain a perdere con Donnarumma, Ramos, Hakimi, verratti, Neymar, Icardi, Mbappé, Di Maria, Wijnaldum, Marquinhos, Paredes, qualcuno che mi son perso e Leo Messi. Il 4-3-3 più fantastico nelle mani di Pochettino - nomen omen - che ha appena lasciato il titolo di campione di Francia al Lille. Sarebbe facile buttarla sui miliardi spesi dall’emiro, che almeno li ha, compra e paga, mentre fra Barcellona, Madrid, Milano, Roma (e anche Torino) sí parla soprattutto di debiti. Preferisco - visti tanti nomi e il tocco finale argentino nell’anno della gloria albiceleste - rifarmi ai Millonarios di Bogotà che negli anni Cinquanta scrissero una pagina di storia - l’El Dorado - ingaggiando i migliori giocatori “liberi” del mondo, dal mitico argentino Pedernera, maestro dei maestri, con i connazionali Alfredo Di Stefano, Néstor Rossi, Luis Carniglia, ai quali s’aggregarono anche brasiliani ed europei, come gli ungheresi Bela Sarosi e Laszlo Szoke su tutti. I Millonarios erano campioni ribelli alla Fifa, il PSG ha pronta la squadra per la Superlega. Ceferin è avvertito.

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